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Jim Dine, l’omaggio al Palazzo delle Esposizioni dall’11 febbraio

Aprirà l’11 febbraio la mostra antologica dedicata a Jim Dine (Cincinnati, USA, 1935), al Palazzo delle Esposizioni sino al 2 giugno 2020.

Aprirà l’11 febbraio la mostra dedicata a Jim Dine (Cincinnati, USA, 1935), promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale, ideata e organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo. Al Palazzo delle Esposizioni sino al 2 giugno 2020. Si tratta di un’ampia mostra antologica realizzata in stretta collaborazione con l’artista e curata da Daniela Lancioni, curatrice senior dell’Azienda Speciale Palaexpo.

Saranno esposte oltre 60 opere, datate dal 1959 al 2016, provenienti da collezioni pubbliche e private, europee e americane. Un esaustivo apparato iconografico restituirà la memoria visiva dei celebri happening raccontati in mostra dalla voce dello stesso Jim Dine. Una selezione di video interviste, infine, permetterà di familiarizzare con la figura dell’artista.

Il Palazzo delle Esposizioni presenta uno dei maggiori protagonisti dell’arte americana. Il suo lavoro, radicale e innovativo, ha avuto un grande impatto sulla cultura visiva contemporanea. In particolare su quella italiana degli anni Sessanta. Nonostante la sua popolarità, Jim Dine rimane un artista difficilmente catalogabile in virtù soprattutto della sua volontà d’indipendenza e del suo rifiuto a identificarsi nelle categorie della critica, della storia dell’arte e del mercato. Sono esemplari l’autonomia e la libertà con le quali da sempre si rapporta al panorama dei valori accertati. Lo dimostrano le sue vicende biografiche e i suoi lavori tenacemente aderenti alle esperienze vissute, “ineducati” e “inquietanti”, come talvolta sono stati definiti.

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Il percorso della mostra

L’esposizione dei lavori, come consuetudine del Palazzo delle Esposizioni, sarà preceduta da una biografia dell’artista stampata sul muro e corredata da una selezione di documenti. I suoi contenuti potranno essere acquisiti grazie a un QR code e potranno accompagnare i visitatori e le visitatrici durante l’intero percorso della mostra che sarà ordinato secondo un criterio prevalentemente cronologico.

I primi lavori esposti saranno piccoli dipinti su tela e acquarelli datati 1959 in ciascuno dei quali campeggia una testa isolata dal corpo (Head). Lo stesso soggetto riapparirà a conclusione del percorso espositivo ingigantito in un dittico del 2016 (Two Large Voices Against Everything).

Seguirà un focus dedicato agli happening. Per la realizzazione di questa sezione della mostra è stata condotta un’approfondita ricerca delle fonti iconografiche negli archivi che detengono le immagini dei maggiori fotografi attivi negli anni Cinquanta e Sessanta sulla scena artistica downtown di New York: Robert R. McElroy, Fred E. McDarrah e Peter Moore. Le immagini fotografiche reperite verranno esposte insieme a un commento audio appositamente registrato dall’artista per la mostra romana.

I dipinti e le opere in mostra

Un ampio spazio sarà dedicato ai dipinti datati tra il 1960 e il 1963, attraverso i quali i visitatori potranno familiarizzare con i temi noti dell’arte di Dine: gli strumenti di lavoro, la tavolozza del pittore, gli indumenti. Opere differentemente basate sulla presenza degli oggetti, sulla sensualità della pittura, sul dato analitico rilevato dal disegno o sulla dimensione ambientale. Saranno in mostra alcune delle opere considerate i suoi “capolavori”, come Window with an Axe del 1961, Black Shovel del 1962, Four Rooms del 1962 costituito da quattro grandi tele e da elementi dislocati nello spazio, e Two Palettes in Black with Stovepipe (Dream) del 1963. Saranno esposti inoltre molti dei lavori presentati alla Biennale di Venezia del 1964, tra le icone più note dell’artista: Shoe del 1961, White Bathroom del 1962 e The Studio (Landscape Painting) del 1963.

Una tappa della mostra sarà dedicata ai lavori degli anni 1964 e 1965, in particolare alle sculture di alluminio (Red Axe, Large Boot Lying Down entrambi del 1965) e a quelle opere dove l’artista affida il suo autoritratto agli indumenti svuotati dalla figura, tra le altre My Tuxedo Makes an Impressive Blunt Edge to the Light del 1965 e Stephen Hands Path del 1964.

Ai noti Cuori di Jim Dine sarà dedicata una sala, con alcune delle opere realizzate a Putney nel Vermont nell’inverno del 1970-1971. Sarà, inoltre, esposto il grande cuore di paglia (Straw Heart) insieme alla mano verde (Green Hand), opere apparse nella mostra “Nancy and I at Ithaca” all’Andrew Dikson White Museum of Art di Ithaca (New York) del 1967.

In mostra anche i Cuori e le Veneri di Jim Dine

Nell’ultima delle sei sale intorno alla rotonda del Palazzo delle Esposizioni saranno esposte le Veneri (le sculture derivate dal modello della Venere di Milo, cui Jim Dine lavora a partire dalla fine degli anni Settanta) e altre opere diversamente riconducibili a modelli dell’arte del passato.

La mostra proseguirà con una selezione di opere degli anni più recenti e terminerà con una folla di Pinocchi, sculture in legno realizzate a partire dai primi anni Duemila. Questa reiterata presenza svelerà la predilezione di Jim Dine per il personaggio di Carlo Collodi, creatura meravigliosa portatrice dell’antica metamorfosi dell’inanimato che prende vita.

Orari, costi e indirizzo

Luogo: Palazzo delle Esposizioni
Indirizzo: Via Nazionale, 194, Roma.
Curatori: Daniela Lancioni
Date: dall’11 febbraio 2020 al 2 giugno 2020
Orari: domenica, martedì, mercoledì e giovedì: dalle 10.00 alle 20.00. Venerdì e sabato: dalle 10.00 alle 22.30. Lunedì chiuso.
Ingresso: intero € 12,50, ridotto € 10.
Mostra promossa da: Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale, Azienda Speciale Palaexpo.

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