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Caso “L’impossibile è Noto”, tra errori e falsi: la lettera di Giancarlo Carpi

Il curatore Giancarlo Carpi sulla mostra allestita presso il Convitto delle Arti di Noto: “Il sottoscritto tramite lo stesso Stagnitta dichiara di aver chiesto più volte al Filippini, prima della mostra, se queste opere avessero la documentazione necessaria, e ci è sempre stato risposto di sì”

A due mesi e mezzo dal sequestro di 26 opere nella mostra “L’Impossibile è Noto” allestita presso il Convitto delle Arti di Noto, in qualità di co-curatore della mostra, ritengo necessario dichiarare le responsabilità oggettive dei diversi soggetti implicati nel prestito e nella scelta delle opere sequestrate. Posto che la magistratura ancora non ha preso decisioni in merito alla eventuale autenticità o falsità delle opere dichiarate dubbie, quanto dico è, a evidenza, oggettivo e veritiero, esponendomi ai rischi delle mie stesse dichiarazioni.

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Il ruolo di Massimo Carpi e Giuseppe Stagnitta

Il sottoscritto è completamente responsabile delle richieste di prestito di 14 delle 26 opere sequestrate: quelle mediate dalla AC Futur-ism di Massimo Carpi, prestatore in totale di 76 opere. Ciò dicendo sollevo da qualsiasi responsabilità l’altro curatore Giuseppe Stagnitta che, non essendo uno storico dell’arte, non ha avuto voce in capitolo nella scelta, nonché Gianni Filippini. Le altre 12 opere sequestrate, inclusi le quattro opere di De Chirico dichiarate false, sono state invece portate da Gianni Filippini, presidente di Sicilia Musei, e né io né Stangitta abbiamo scelto queste opere né abbiamo avuto rapporti con i prestatori.

“Un riprovevole errore”

Inoltre, il sottoscritto tramite lo stesso Stagnitta dichiara di aver chiesto più volte al Filippini, prima della mostra, se queste opere avessero la documentazione necessaria, e ci è sempre stato risposto di sì. Resta ovviamente un nostro, mio e di Stagnitta, riprovevole errore non aver controllato direttamente se ciò fosse vero. Rilevo altresì che l’olio Il grande metafisico (1937) (Giorgio De Chirico), giunse nella mostra il giorno stesso dell’inaugurazione o il giorno seguente, mentre io ero già ripartito per Roma e mi fu sottoposto solo tramite una fotografia giratami da Stagnitta che l’aveva ricevuta da Filippini.

In merito alle opere in mostra

Quanto ai prestatori delle opere sequestrate, a rettifica dell’articolo sul Giornale a firma di Vittorio Sgarbi che poneva in primo piano un solo collezionista, Massimo Carpi, dichiaro, come pure si poteva dedurre dallo stesso colophon del catalogo della mostra, dalle schede prestito e da una autodichiarazione notarile rilasciata a Sergio Tripodo, che le opere sequestrate appartengono o provengono rispettivamente da:

Le opere dichiarate false

Il grande metafisico, 1937, (Giorgio De Chirico) – intermediazione di Sergio Tripodo e Brigida Cassenti – proprietà di Francesco Paolo Li Vigni (Il grande metafisico). Studio Neoclassico 1950 (Giorgio De Chirico) Il Trovatore 1952, matita su carta, (Giorgio De Chirico) – Il trovatore, 1952, tempera su carta (Giorgio de Chirico), proprietà Fms Ltd

Le opere dichiarate dubbie

Studio per volo di rondine, 1913 (Giacomo Balla) – Le clown, 1910 (Max Jacob) – Studio composizione, 1912-1913 (Umberto Boccioni), – Figura in movimento 1910 (Max Jacob) – Studio per violinista, 1914 (Hans Richter) – Standing Nude female figure, 1946 (Pablo Picasso) – Studio per sobbalzi di una carrozzella, 1911 (Carlo Carrà) – Velocità astratta + rumori, 1913 (Giacomo Balla) – Figura birillo 1917 (Fortunato Depero) – Studio per solitudine, 1917 (Carlo Carrà) – Senza titolo, 1930 (Joan Mirò) – Studio per linee forza della Folgore, 1912 (Luigi Russolo) – Senza titolo, 1932 (Vassilij Kandinskij) – Hier der bestelte wagen, 1935 (Paul Klee) – proprietà Massimo Carpi -Paesaggio 1911 (Vasilij Kandinskij) – Astratto, 1920 (Vasilij Kandinskij) – Personajes 1949 (Joan Mirò) – Orologio molle (Salvador Dalì) – Visage de femme, 1950 (Salvador Dalì) – proprietà Fms Ltd – Le coq, 1933 (Joan Mirò) – Composizione, 1934 (Joan Mirò) – Personnage, 1935 (Juan Mirò) – intermediazione di Sergio Tripodo e Brigida Cassenti.

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