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La Locandiera di Carlo Goldoni con Tindaro Granata – la recensione

In scena fino a domenica 2 febbraio al Teatro Vascello, La Locandiera di Goldoni, con Tindaro Granata, Mariangela Granelli, Fabio Marchisio, Caterina Carpio e Filograno. Regia di Andrea Chiodi. “Una commedia esilarante e moderna”.

In scena fino a domenica 2 febbraio al Teatro Vascello, La Locandiera. La regia di Andrea Chiodi è elegante, misurata e seppur osa in alcun punti della messinscena, resta fedele ai canoni della commedia e rispettoso dell’opera goldoniana.

La scena con la sua tinta bianca sembra ricostruire un laboratorio teatrale, una bottega artigianale colma di costumi e creatività con una distesa tavola che funge da piano di lavoro e attorno alla quale si celebrano inganni e dispetti. Accompagnano la narrazione comica alcune chansons d’amour popolari novecentesche che sfiorano i momenti evolutivi della commedia.

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La trama dello spettacolo

L’opera goldoniana della metà del ‘700, ambientata a Firenze, narra di Mirandolina. Questa gestisce una locanda nella quale alloggiano due aristocratici, il Marchese di Forlipopoli e il Conte di Albafiorita, che si contendono l’amore dell’affascinante locandiera. La quale, da buon mercante, lascia intatta l’illusione ai due uomini di una possibile conquista. L’arrivo del cavaliere di Ripafratta, burbero e misogino, fa germogliare in Mirandolina il proposito di farlo innamorare. Esercitando l’infausto potere femminile che lo farà cadere nella sua ingannevole rete.

L’arrivo di due commedianti nella locanda, due attrici non molto abili alla finzioni, sottolineano il valore farsesco del racconto che culmina con lo smascheramento, mentre Mirandolina più abile di un’attrice, svela lei stessa l’artificio e rassegnata, sceglie di sposare Fabrizio, l’umile e fidato cameriere, da sempre innamorato della sua padrona.

Una versione moderna nella già modernissima visione a metà di Goldoni. Tindaro Granata, un trionfo di talento, un big del nostro Teatro.

La Locandiera nasce già come tra le più moderne delle opere di Goldoni (la protagonista è una donna imprenditrice) e nel prologo (tipico del commediografo), lo stesso la presenta come “la più morale, la più utile, la più istruttiva”. E, aggiungeremmo, la più metateatrale tra le sue commedie. S’instaura la satira fino al disprezzo per la nobiltà, il potere è il bersaglio preferito per chi vive nell’ozio, in superficie, ma nell’ottica di una morale profondamente borghese.

L’elemento sul quale vogliamo soffermarci è l’intera azione di Mirandolina (amore-artificio e passione-finzione), il suo gioco beffardo che ricalca il ruolo della donna del tempo e che nella rappresentazione assume una carica più contemporanea, esprimendo con malcelata rassegnazione l’amarezza, il faticoso dolore di una scelta inaccettabile.

Tindaro Granata, da rimanere a bocca aperta

Che dire di Tindaro Granata? Di fronte a Granata si può solo rimanere a bocca aperta perché ridi di gusto dalla prima all’ultima scena e per il suo talento puro, invidiabile. Il suo colore d’attore è il bianco, lucente e perfetto, niveo come la scenografia dello spettacolo.

Quest’ultimo, nei panni del Marchese di Forlipopoli, riesce a esaurire ed esaudire tutti gli obiettivi per l’interpretazione. Dal patetismo alla sguaitaggine, dall’estetica superficialità alla ridicolaggine, il tutto con un perfetto controllo dei volumi e una sicurezza esemplare dei movimenti e dei tempi scenici. Tindaro Granata è un big del nostro Teatro e con il suo farsesco brio e la sua imponente figura scenica è l’anima di questa bella rappresentazione.

Il nostro commento

L’ensemble attoriale è di buon livello, in particolare è da sottolineare l’interpretazione di Mariangela Granelli nel ruolo di Mirandolina. Lei ci regala una versione meno donnesca del personaggio, e con la sua timbrica vocale calda, a tratti ruvida ma sicura, ci trasmette un senso agrodolce che spira all’intero dell’involucro comico.

Congeniale poi la scelta di far interpretare i ruoli maschili alle attrici Caterina Carpio e Filograno che operano una continua metamorfosi di maschere durante l’intera narrazione teatrale. Una versione de La Locandiera molto convincente, delicata e divertente con un gruppo di attori di livello. Vi consigliamo vivamente di vederla.

Indirizzo, orari e costi

Luogo: Teatro Vascello.
Indirizzo: Via Giacinto Carini 78, Roma.
Date: sino al 2 febbraio.
Orario: giovedì e venerdì ore 21; sabato ore 19; domenica ore 17. Mattinee 29-30-31 h 10.30.
Biglietti: intero € 25; ridotto over 65 € 18; ridotto under 26 € 15.

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