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Il Teatro Eliseo chiude? Il duro attacco di Luca Barbareschi

Le accuse di Luca Barbareschi in merito alla bocciatura da parte della commissione parlamentare dell’emendamento per cui il teatro Eliseo avrebbe avuto i finanziamenti di 4 milioni per tre anni (2019-2021), per poter andare avanti.

Eliseo e Luca Barbareschi
Eliseo e Luca Barbareschi

“Un teatro può chiudere per invidia sociale? Dov’è il senso della comunità culturale a Roma, quando si vuole perpetrare un genocidio culturale chiudendo il Teatro Eliseo? La politica non ci ascolta e non mi stupisce, ma mi turba quando è la nostra comunità a non ascoltarci”.

Sono queste le dure parole che Luca Barbareschi ha usato durante la conferenza stampa organizzata al Teatro Eliseo, di cui è proprietario e direttore artistico, in merito alla bocciatura da parte della commissione parlamentare dell’emendamento per cui il teatro Eliseo avrebbe avuto i finanziamenti di 4 milioni per tre anni (2019-2021), per poter andare avanti.

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Il finanziamento è stato negato

“Per tutto il lavoro fatto e le produzioni, sarebbero serviti 5 milioni l’anno, ma ne abbiamo chiesti 4 perché erano gli stessi che avevamo avuto per due volte negli anni precedenti – aggiunge Barbareschi – ma la commissione li ha negati, anche se il sottosegretario Misiani ha precisato che non si tratta di bocciatura e che si sarebbe aperto un tavolo. Per quanto mi riguarda – chiosa il Direttore – per la mia esperienza politica, so bene che aprire un tavolo è un modo per prendere in giro le persone. Comunque a me non l’ha detto nessuno. E nessuno mi risponde”.

“Forse dai prossimi giorni partiranno le prime lettere di licenziamento”

Secondo Barbareschi, dietro il blocco dei finanziamenti c’è una scelta politica che intende penalizzare il fatto che in un teatro importante come quello di via Nazionale ci sia un direttore non espressione dei partiti.

Poi conclude: “Visto che non voglio truffare i miei abbonati, porterò a termine la stagione dell’Eliseo fino ad aprile. Anche rimettendoci di tasca mia. Entro due mesi, inoltre, dovrei presentare la prossima stagione 2020/21 con contratti e eventi già decisi. Cosa che al momento sembra impossibile. Per cui forse nei prossimi giorni mi vedrò costretto a mandare le lettere di licenziamento”.

L’attacco a Sergio Rubini e Alessio Boni

Nel suo lungo atto di accusa, l’attore, regista e produttore, attacca anche i suoi colleghi, nonché gli altri direttori di teatro che sono stati i primi a chiedere al governo di non dare i soldi all’Eliseo. “Mi addolora la latitanza dei colleghi, alcuni dei quali, come Sergio Rubini o Alessio Boni, hanno lavorato con me e oggi hanno spento il cellulare per non farsi chiamare. In questa sede, nel momento in cui io denuncio questa ingiustizia, sono in pochi ad essere vicino a me (tra questi Fausto Brizzi, presente alla conferenza, ndr). Il problema – conclude – è che io ho preso un teatro fallito e ne ho fatto un centro culturale d’eccellenza rispettando le regole e facendo tutto alla luce del sole.

Invece altri hanno bilanci truccati, pagano in nero o fanno cooperative fittizie. Oppure altri che drogano il mercato, come il Piccolo di Milano: prende tra finanziamenti di Stato, quelli del Comune e degli enti locali oltre 11 milioni di euro. E non ha neppure una compagnia permanente. E, malgrado abbia tanti finanziamenti statali, fa prezzi dei biglietti stracciati. Una cosa indegna perché può permettersi di fare incassi ridicoli tanto i soldi glieli dà lo Stato. Per fare la stessa politica, all’Eliseo dovrei far pagare una poltrona 25mila euro!”.

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