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Eugenio Rattà: “Arte come linfa vitale, devo dire grazie alla mia maestra…”

Eugenio Rattà si approccia alla pittura sin da bambino. Da sempre studioso della Pop Art americana, inglese, francese ed italiana, negli anni ha saputo modificarsi ed evolversi, alla scoperta di sé e delle sue principali passioni. L’abbiamo contattato per porgli cinque domande…

Eugenio Rattà

Dall’Istituto Tecnico Industriale al Liceo Artistico, dalla professione di architetto a quella di designer: l’artista romano Eugenio Rattà negli anni ha saputo modificarsi ed evolversi, alla scoperta di sé e delle sue principali passioni. Suscitando, nel frattempo, l’interesse di molte riviste specializzate, attirando la curiosità di collezionisti italiani, europei e americani, ricevendo diverse menzioni e premi

Eugenio inizia a praticare la pittura sin da bambino. Da sempre studioso della Pop Art americana, inglese, francese ed italiana, con modelli quali Johns Warhol, Rauchenberg ed Hamilton, il suo stile si ispira proprio a questa corrente. Perchè nessuno come loro è riuscito ad avvicinare l’arte alla gente senza creare barriere, dimostrando che l’arte è presente anche in un imballaggio di cartone.

L’abbiamo contattato in questo buio periodo di “quarantena”. E gli abbiamo chiesto, nonostante alcuni suoi progetti siano ahimé caduti, di continuare a fare Arte. Per trarne passione e amore, per sé, per noi e per gli altri.

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Cosa è l’arte per te?

Per me l’arte è la materializzazione di sensazioni, pensieri ed immagini. Un modo di essere e vivere. Essere un artista è un gran privilegio, puoi esprimerti e coinvolgere chi guarda i tuoi lavori. Dare delle sensazioni belle o brutte che siano, allo spettatore. L’arte intesa nella sua globalità, pittura, scultura, fotografia, architettura, design, spettacolo e musica, sono linfa vitale per me.

Quando, a quale età e come, hai iniziato a esprimerti con l’arte?

Ho iniziato a disegnare e a dipingere da ragazzino. Ho avuto la fortuna di avere una maestra alle elementari che mi ha insegnato tutto ed è stata capace di incoraggiarmi ed incitarmi. In solitaria ho iniziato colorando ad olio piccole tele prestampate con profili di opere famose. Poi piano piano tutto è cambiato.

Nei tuoi quadri “mixi” religione, storia e arte: come nascono le tue opere, da un punto di vista tematico e cromatico?

I miei lavori non sono estemporanei, sono progettati, negli ultimi anni mi sono dedicato al collage con interventi in acrilico. Sono affascinato dalla storia e dai suoi personaggi come Maria Antonietta, le ragazze del Goya, la moglie di Cosimo I de Medici, Eleonora da Toledo ecc. che utilizzo come attori protagonisti delle mie “Storie”. La religione perché i popoli tutti sono succubi e sottomessi ad essa e si odiano in nome di Dio. Il tutto condito da tantissimo colore di cui non saprei fare a meno.

Come questo periodo storico, tra paura e quarantena, sta influendo nella tua arte?

Questo periodo buio e angosciante sta influendo moltissimo sulla mia arte. Ha annullato completamente ogni mio stimolo creativo, mi vengono in mente solo brutte sensazioni, ho deciso di assecondarmi. In seguito non voglio avere intorno lavori angoscianti, l’arte per me è gioia.

Le tue tre opere a cui sei più affezionato.

Il mio angelo si droga rappresenta la ribellione dei buoni contro i soprusi e le infamie del mondo.

La Corte riunisce tutti insieme i protagonisti dei miei lavori che via via si sono susseguiti negli anni.

Fox rappresenta la malvagità angelicata, e forse perché è uno dei primi lavori in bianco, nero e grigio.

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