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Intervista a H.E.R.: “Dopo ogni guerra c’è una rinascita”

Last Updated on 27/04/2020

Sonorità elettroniche, virtuosità musicali e un testo che ti penetra. Come un vaccino, potente, contro l’ignoranza e l’omologazione. Il brano “Il mondo non cambia mai” di Erma Castriota, in arte H.E.R., è tra i 16 finalisti del concorso Musicultura 2020…

Sonorità elettroniche, virtuosità musicali e un testo che ti penetra. E che cerca di farsi spazio, per rimanere dentro e non andar più via. Come un vaccino, potente, contro l’ignoranza e contro l’omologazione. Un messaggio chiaro che grida al cambiamento, che spinge a trovare (e a far trovare) il coraggio di essere se stessi. “Il mondo non cambia mai” di Erma Castriota, in arte H.E.R., è tra i 16 brani finalisti del concorso Musicultura 2020, a cui partecipa con l’etichetta Joseba Publishing. Online e sui maggiori digital store, il brano sarà valutato e giudicato dal Comitato Artistico di Garanzia, composto da grandi nomi, tra cui Vasco Rossi, Claudio Baglioni, Giorgia, Enzo Avitabile ed Enrico Ruggeri.

Dopo ben 19 anni Erma Castriota, che nel 2001 si è piazzata al secondo posto come Ermanno, torna in gara al Festival della Canzone Popolare e d’Autore, cambiata nell’identità sessuale e nel suo personale percorso musicale. Grazie alla grande maestria con cui suona il violino elettrico, oggi è apprezzata nel panorama artistico musicale internazionale da “grandi” come Franco Battiato e Morrisey. A cui si aggiungono anche collaborazioni come quella con Teresa De Sio o, in ambito teatrale, con il regista Luciano Melchionna.

Le abbiamo posto cinque domande, per capire il suo di cambiamento. Per capire come affronta questa lotta, purtroppo/per fortuna quotidiana, per “cambiare il mondo”. E per provare a immaginare dove questa la porterà.

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Hai solo un desiderio per poter cambiare il mondo. Solo uno, ma non puoi usare più di sette parole.

La rinascita è dopo ogni guerra.

Nel tuo video compaiono anche alcuni artisti/registi: come li hai coinvolti in questo video?

Il videoclip è stata un’urgenza: bisognava farlo in fretta! Dunque non ho fatto altro che chiamare le persone a me più vicine, artisti e non. Con il regista Luciano Melchionna ci lavoro da molto tempo, come del resto con le cantanti Emanuela Gabrieli, Adel Tirant e con l’attore Sandro Stefanini, uno dei protagonisti del mio precedente videoclip “Of all things”. Con Emilio Rez avevo registrato il violino a Berlino per un suo disco. Con il concept-artist Angelo Pantaleo avevo fatto una performance pochi mesi fa. Tutte persone a cui non dovevo spiegare nulla, erano già in piena sintonia con me e con il progetto.

Il tuo primo approccio con il violino: a quale età e quale ricordo vi è legato?

Il mio primo approccio con il violino è stato all’età di 8 anni circa, abitavo in un bel paesino sugli Appennini, Bovino, dove c’era una grande tradizione di fisarmonicisti. Sono quindi entrata nella scuola di musica del Maestro Vittorio Gisonni, intenta a fare pianoforte. Ma son caduta dalle scale e cambiammo idea (ero con la mia mamma). Scelsi quindi il violino! Si suonava tutti insieme in una stanza e si guardava le lezioni degli altri: un grande esempio di civiltà e tradizione. Poi andai in conservatorio…

Quale è stato il momento esatto in cui hai deciso di voler abbandonare Ermanno? Ti manca qualcosa di quella vita?

E’ stato un processo molto lungo: a 11 anni dichiarai di “essere una ragazza”. Poi ci fu una lunga trafila tra psicologi e specialisti. Ma ero minorenne, non ebbi il consenso dei genitori per fare la scelta definitiva così per molti anni decisi di rimanere un “non-uomo”. Nel senso che ero palesemente poco maschile, non ho mai avuto barba e ho sempre avuto una voce androgina. La decisione venne dopo, con l’esclusione da Sanremo Giovani del 2001, perchè la direzione artistica non volle rischiare portandomi in prima serata. La mia vita privata era un inferno: non vivevo da omosessuale e il mio rapporto con il mondo era molto conflittuale. Sono stati anni molto bui. La mia scelta ha cambiato per sempre i miei rapporti con molte persone, ma non rimpiango nulla.

La tua è una storia di arte e di talento, ma anche di coraggio. C’è qualcuno a cui vuoi dire grazie?

Se sono un’artista lo devo solo a mia madre, che è stata sempre una donna ambiziosa e mi ha amata con devozione edipica sin dal primo momento in cui son venuta al mondo. Devo dire, però, che tutta la mia famiglia si è sacrificata per me: la musica non prevede vacanze, si è sempre assenti durante le feste e, a causa dei concerti, ho continuato ad essere sempre una meteora. Ultimamente ho ritrovato un vecchio amico, Giovanni La Tosa, che è anche producer. Mi ha sostenuta nelle mie varie produzioni, sempre. Ha raccolto i cocci delle mie insicurezze e ha da sempre creduto nella mia scrittura. La vita toglie, la vita restituisce. Comunque credo anche nella mia caparbietà taurina.

Prossimi progetti.

Credo che i mie immediati progetti siano portare a termine il mio disco, promuoverlo on line per poi tornare a fare anche il mio lavoro a teatro come attrice / musicista nei vari progetti interrotti da questa pandemia. Non dimenticando, però, di ricostruire me stessa in relazione a questa tragedia: anche questo è un bel progetto. Un progetto, credo, comune a tutti noi.

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