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Luciano Melchionna: “Spoglia-Toy è un affresco universale della nostra società”

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Luciano Melchionna arriva domani al Piccolo Eliseo. Così gli chiediamo della genesi di questo spettacolo, del futuro di Dignità Autonome di Prostituzione e del suo ritorno al cinema

Luciano Melchionna

Storie di calciatori/toys, oggi inconsapevoli mostri, che hanno scelto il gioco del calcio come gesto di libertà e di gioia. Undici monologhi in un coro assonante e catartico, tra docce, sudore, armadietti mezzi rotti e lunghe file di attaccapanni. L’allenatore incita i giocatori prima della partita. Il pubblico, invisibile voyeur, entra in gruppo guidato da un inquietante “angelo”, avulso da quel contesto eppure “arbitro” d’anime.

Spoglia-Toy al Piccolo Eliseo dal 16 al 26 maggio

Arriva al Piccolo Eliseo di Roma, da giovedi 16 a domenica 26 maggio, Spoglia-toy, il nuovo spettacolo di Luciano Melchionna, scritto con Giovanni Franci. Con i seguenti interpreti: Lorenzo Balducci, Orazio Caputo, Mauro F. Cardinali, Gennaro Di Colandrea, Adelaide Di Bitonto, Emanuele Gabrieli, Sebastiano Gavasso, Pierre Jacquemin, Gianluca Merolli, Fabrizio Nevola, Roberto Oliveri, Marcello Paesano, Agostino Pannone.

Uno spettacolo itinerante lungo 50 minuti, con alcune scene di nudo. E senza posti a sedere. La nuova creatura di Luciano Melchionna, il “papà” di uno dei più acclamati spettacoli teatrali dell’ultimo decennio, Dignità autonome di Prostituzione, vi conquisterà. Lui, diplomato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma nel 1989, ha firmato oltre trenta regie di autori classici e contemporanei, nazionali ed internazionali. Mentre nel cinema si è occupato di “Gas”, nel 2005, e di “Ce n’è per tutti”, nel 2009.

Spoglia-Toy
Spoglia-Toy

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L’intervista a Luciano Melchionna: come nasce “Spoglia-Toy”, le novità di “Dignità Autonome di Prostituzione” e un nuovo film in arrivo

Abbiamo colto l’occasione per porgergli il nostro personale in bocca al lupo. E gli abbiamo posto sei domande, per raccontare il teatro, i suoi progetti, le sue provocazioni. Sul ritorno di Dignità Autonome di Prostituzione. Nonché sul suo ritorno al cinema.

Come nasce Spoglia-Toy? Da cosa è partita questa esigenza di raccontare le storie dei suoi protagonisti?

Spoglia-toy nasce da una sfida lanciatami da Claudio Di Palma, il direttore artistico di Sport Opera, una sezione del Napoli Teatro Festival. Io non sono un tipo particolarmente sportivo (anche se mi tengo in forma con gli addominali la mattina, sia chiaro :D). Così mi sono ripromesso di fare uno spettacolo sullo sport più lontano da me e più difficile da affrontare. Ossia il calcio. A casa della mia mamma avevo visto in tv gli spogliatoi delle squadre di calcio e mi ero sorpreso di come lì fossero tutti perfetti e in tiro.

Così mi sono chiesto come potessero realmente essere le vite di quelle giovani star. Volevo parlare di come l’esistenza di un giovane appassionato possa essere stravolta dal business e mi sono documentato studiando per sei mesi tutto ciò che trovavo sull’argomento. Ne sono uscite tematiche abbastanza inquietanti e un affresco assolutamente universale della nostra società: una bellissima donna (Adelaide Di Bitonto) – nel mio spettacolo – con il muso di un vitello d’oro ovvero la SS: Società Sportiva, Società Stessa, Santissima, tira le somme alla fine.

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C’è una storia in particolare, tra queste, che ti è piaciuta raccontare?

Ho amato e sofferto molto con le storie che ho raccontato (tanto che mi sono fatto aiutare a svilupparle dal talentuoso Giovanni Franci, pur di prenderne un po’ le distanze). Ma di una mi sono innamorato: la più poetica, l’unica che mette in contatto il teatro, i balletti dove la nonna portava il giocatore di riferimento da piccolo – un segreto di cui si vergogna in quegli spogliatoi- e il calcio. Lui, scopriamo, gioca come se ballasse per tutte le nonne e i nipotini che lo applaudono come su un palcoscenico. Quindi non può deluderli.

Trent’anni fa il tuo diploma alla Silvio D’Amico, com’è cambiato il panorama teatrale in questi anni?

Sai, non te lo so proprio dire. A me sembra difficilissimo fare teatro in questo paese che sostiene così poco tutta la cultura in generale. E allo stesso tempo, se mi guardo indietro e mi vedo a casa con le cassette della frutta come tavolini e le candele al posto delle lampadine, mi rendo conto che il fuoco sacro non ti rende lucido e ti fa vivere benissimo della tua passione. A prescindere da tutto. Il teatro è sempre vivo, questo è sicuro. E l’Italia è piena di talenti meravigliosi che andrebbero supportati di più come unica vera risposta di salvezza e di speranza per la mente e il cuore dell’uomo.

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Dieci anni fa, invece, il tuo secondo e ultimo film: ti rivedremo, prima o poi, al cinema?

Eccoci, sono in dirittura d’arrivo con la stesura del mio nuovo film: comincio a stare a ruota di set dove mi sento a casa! Non vedo l’ora.

Dignità Autonome di Prostituzione ha oltre 10 anni di vita: ci sono sviluppi su questo progetto?

Certo che sì, non ti svelo nulla ma preparatevi alle sorprese imminenti. DAdP compirà 12 anni a novembre prossimo. E credo che invecchierà con me, visto il riscontro in continuo aumento da parte dei miei dignitosissimi spettatori/clienti del bordello più famoso del mondo!

Negli spettacoli di Luciano Melchionna si gioca spesso con il corpo, con la nudità.

Il nudo a teatro per me è un gesto sacro e naturale – se necessario – e per questo semplicissimo, fluido se e quando ha un senso. Altrimenti è puro effetto e annoia perché non ha più alcuna valenza provocatoria oggi come oggi. In Spoglia-toy spogliare i giocattoli significa approfittare delle armature dismesse per mettere a nudo le anime. E così sorridere e piangere con loro, senza riuscire a staccare gli occhi dagli occhi, dimenticando i genitali e ogni prurito sterile e fuori luogo.

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