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Molte aquile ho visto in volo, di Filippo Nassetti: la recensione del libro

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“Molte aquile ho visto in volo” è il libro scritto da Filippo Nassetti, con la prefazione del giornalista Gabriele Romagnoli, uscito di recente per Baldini+Castoldi. Nelle storie raccontate e nei loro protagonisti si scorge un grande esempio di determinazione

Diceva Muhammad Ali che “I campioni non si fanno nelle palestre. I campioni si fanno con qualcosa che hanno nel loro profondo: un desiderio, un sogno, una visione”. Leggendo “Molte aquile ho visto in volo” il libro scritto da Filippo Nassetti, con la prefazione del giornalista Gabriele Romagnoli, uscito di recente per Baldini+Castoldi, ho scorto nelle storie raccontate e nei loro protagonisti questa stessa tensione: un esempio di determinazione.

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La trama del libro

Vite straordinarie di piloti” si legge nel sottotitolo. Come quella di Alberto Nassetti, il fratello dell’autore. Come quella di Pier Francesco Amaldi Racchetti, il figlio di Pier Paolo Racchetti, lo sfortunato pilota che il 30 giugno 1994 era con Alberto, in veste di osservatori, sul volo di collaudo del nuovo aeromobile Airbus A330 che si schiantò poco dopo il decollo ed in cui, oltre a loro, perirono altre 5 persone. Come quelle degli altri piloti di aereo protagonisti del libro. Tre filoni narrativi per raccontare come in fondo sia normale, semplice, possibile, conseguire una propria straordinarietà, se si è animati da una passione profonda e il proprio impegno è sorretto dalla volontà.

Nato nel 1966, Alberto si innamorò del volo e dell’idea di diventare un pilota

Figura centrale di “Molte aquile ho visto in volo” è chiaramente Alberto Nassetti. Nato nel 1966, Alberto si innamorò del volo e dell’idea di diventare un pilota. A 14 anni convinse i genitori, con una lettera, a permettergli di fare un lungo viaggio ogni giorno – corriera, treno e poi autobus, due ore all’andata e due al ritorno – per poter frequentare l’Istituto tecnico aeronautico “Francesco Baracca” di Forlì. A 23 anni era già stato assunto all’Alitalia, coronando il suo sogno di essere un pilota civile.

Due anni dopo scoprì di avere un tumore al cervello ma neanche questo lo distolse dal suo obiettivo

Due anni dopo scoprì di avere un tumore al cervello ma neanche questo lo distolse dal suo obiettivo. Si fece operare nonostante il rischio di non parlare più, o di finire su una sedia a rotelle. L’operazione riuscì, dieci mesi dopo era già seduto al simulatore di volo.

Tuttavia la felicità per il successo dell’intervento venne cancellata dallo sgomento, sembrava infatti che la sua richiesta di tornare a pilotare non sarebbe stata accolta. Non era mai accaduto, non c’erano precedenti, ci furono resistenze. Non si arrese, rinunciò ad alcuni farmaci che gli avrebbero impedito di pilotare e alla fine l’Aeronautica gli confermò l’idoneità al volo, stabilendo che avrebbe dovuto ripetere la visita per rinnovare la licenza ogni sei mesi. Alberto è stato il primo pilota al mondo a rientrare in servizio dopo aver subito un’operazione al cervello.

Per festeggiare si regalò un viaggio in Nuova Zelanda, celebrò il suo amore per l’aria con un lunghissimo salto nel vuoto, si lanciò con il bungee jumping. Poi arrivò un viaggio premio a cui Alberto teneva moltissimo: la possibilità di andare in Francia per partecipare ad un volo di collaudo del nuovo Airbus A330.

Questo libro nasce da quel volo spezzato ma non interrotto

Questo libro nasce da quel volo spezzato ma non interrotto. Nasce da lì la personale straordinaria determinazione di Filippo Nassetti di raccontare oltre il ricordo. Una vicenda familiare, ma soprattutto la storia di una passione, qualcosa che possa essere d’ispirazione a chi ha perso momentaneamente la possibilità di volare, per tornare a decollare quanto prima. Anche e soprattutto nella vita.

La memoria del fratello Alberto non abbandonerà mai Filippo, e “Molte aquile ho visto in volo” è un modello di come trasmettere in modo educato una testimonianza sincera. Con una riservatezza naturale, composta, in grado di stemperare la potenza del dramma, l’ineluttabilità del destino, con la fiducia. È infatti la saggezza, una conquista del tempo che passa.

Sul finire del libro ci si imbatte nella vicenda di Alberto Arlotta, pilota Alitalia, venuto a mancare improvvisamente nella sua camera di albergo di New York, dove era in sosta prima di mettersi ai comandi dell’aereo di rientro. Una morte solitaria e in servizio. Un collega nel salutarlo ha ben descritto quei momenti abitudinari e senza compagnia di una vita mai ferma:

Prima di partire per il volo di rientro, sistemo con cura i vestiti, separo la biancheria sporca, ripongo con cura i tanti regali che faccio, immagino i volti di chi li riceverà, e sorrido. Prima di partire, sistemo con cura la divisa, appendo la camicia, metto nel taschino il tesserino, e la cravatta perché sia pronta all’uso. Lucido le scarpe, e litigo con la cerniera della valigia che non vuole collaborare. Morire in una camera d’albergo prima di tornare a casa deve essere qualcosa di assurdo al solo pensarlo. Qualcosa di inconcepibile, ci si dovrebbe sempre poter accomiatare da chi si ama. Ci si dovrebbe spegnere in un abbraccio”.

Cosa può fare il trascorrere del tempo di fronte ad una mancanza, così acuta da essere sempre presente?

È così che, dopo aver letto queste poche righe, la domanda sottintesa che questo libro si porta in dote finisce per palesarsi: cosa può fare il trascorrere del tempo di fronte ad una mancanza, così acuta da essere sempre presente? Cosa può fare quando qualcuno di caro viene a mancare? Forse, si potrebbe iniziare a ricorrere alla speranza. Perché, nonostante ciò che cantava Luigi Tenco in “Un giorno dopo l’altro”, la speranza non è un’abitudine.

Secondo l’antropologo Massimo Canevacci affrontare l’assuefazione alla speranza significa ripensare un non-essere-ancora. La questione non è quindi scegliere fra essere e non-essere, quanto piuttosto aprirsi a questo non-essere-ancora: aprirsi in definitiva alla possibilità, aprirsi alla speranza.

Crediamo che Alberto Nassetti, con il suo amore per il volo abbia scelto fin da giovane di aprirsi alla possibilità, con la sua storia ci abbia insegnato ad aprirsi alla speranza. Come i campioni narrati da Muhammad Ali l’abbia scoperta dentro sé, ed abbia deciso di allenarla e valorizzarla.

Chi è Filippo Nassetti

Filippo Nassetti, bolognese di nascita e romano d’adozione, ha scritto per “Il Foglio”, “Il Giornale”, “Panorama”, “Diario”, “Rivista Undici”, “Guerin Sportivo” e ha collaborato a due trasmissioni di Rai Tre. Da oltre vent’anni lavora per Alitalia, dove segue i rapporti con i media e la rivista di bordo “Ulisse”.

La scheda del libro

Titolo: Molte aquile ho visto in volo. Vite straordinarie di piloti
Autore: Filippo Nassetti
Editore: Baldini + Castoldi
Anno edizione: 2020
Pagine: 144 p.
EAN: 9788893883269
Prezzo: € 15,00

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