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Milleproroghe e archeologia preventiva: nove associazioni lanciano l’allarme

La proposta di emendamento n. 13.183 al cosiddetto “Decreto Milleproroghe” a firma di deputati della Lega non piace. E nove associazioni che aderiscono al Tavolo di coordinamento delle sigle del settore Archeologia, parlano di “profondo allarme”...

Parco Archeologico di Ostia Antica

La proposta di emendamento n. 13.183 al cosiddetto “Decreto Milleproroghe” a firma di deputati della Lega non piace. E nove associazioni che aderiscono al Tavolo di coordinamento delle sigle del settore Archeologia – rappresentative della PA, delle professioni, delle imprese -, cui si aggiunge anche la Federazione delle Consulte universitarie di archeologia, parlano di “profondo allarme”.

Quali sono le nove associazioni firmatarie

Le Associazioni che firmano un documento comune sono: ANA – Associazione Nazionale Archeologi; API – Archeologi Pubblico Impiego; ARCHEOIMPRESE – Associazione delle imprese archeologiche; ASSOTECNICI – Associazione Nazionale dei Tecnici per il Patrimonio Culturale; CIA – Confederazione Italiana Archeologi; CNA – Confederazione Nazionale Artigianato e p.m.i.; FAP – Federazione Archeologi Professionisti; LEGACOOP Produzione & Servizi; Mi Riconosci.

In cosa consiste l’emendamento n. 13.183

L’emendamento chiede che “per l’attuazione dei contratti disciplinati dal decreto Legislativo 18 aprile 2016 n. 50, i cui lavori non siano stati avviati alla data di entrata in vigore della presente disposizione e fino alla data del 31 dicembre 2025, la verifica preventiva dell’interesse archeologico, di cui all’articolo 25 comma 1 del, decreto Legislativo 18 aprile 2016 n. 50, è necessaria solo per le aree soggette a specifica tutela negli interventi urbanistici. Per i casi non ricompresi nel precedente periodo è sufficiente l’autocertificazione a firma di un progettista abilitato”.

L’articolo 25 del DL 50/2016, deriva dall’Articolo 28 del DL 42/2004 che al comma 4 recita: “In caso di realizzazione di lavori pubblici ricadenti in aree di interesse archeologico, anche quando per esse non siano intervenute la verifica di cui all’articolo 12, comma 2, o la dichiarazione di cui all’articolo 13, il soprintendente può richiedere l’esecuzione di saggi archeologici preventivi sulle aree medesime a spese del committente”.

“Il paradosso è che questo emendamento, lungi dall’accelerare i lavori pubblici, finirebbe col far ripiombare la disciplina di tutela nel vecchio ‘fermo cantieri'”

Tutto ciò, secondo le associazioni, discende dal principio indicato dall’articolo 9 della Costituzione Italiana, che indica come interesse prioritario della Nazione la tutela del patrimonio archeologico, e dalla Convenzione Internazionale per la Protezione del Patrimonio Archeologico firmata a La Valletta nel 1992 e ratificata dall’Italia nel 2015.

“L’introduzione di questo emendamento segue la scia di una serie di posizioni errate che considerano l’archeologia preventiva un ostacolo ad una celere esecuzione dei lavori pubblici. Chi afferma ciò, però, dimostra di non aver affatto capito la ratio di questo provvedimento che ha invece lo scopo di intervenire prima che i lavori abbiano inizio, in fase di progettazione di fattibilità, dando quindi la possibilità di modificare eventualmente i progetti senza un ulteriore aggravio di costi per la committenza conseguenti alla necessità di rivedere i progetti in corso d’opera. Il paradosso è che questo emendamento, lungi dall’accelerare i lavori pubblici, finirebbe col far ripiombare la disciplina di tutela nel vecchio ‘fermo cantieri’, quello sì esiziale per la speditezza dei lavori e con relativo aumento dei costi di realizzazione delle opere”.

I firmatari del documento aggiungono “la necessità e l’urgenza di sviluppare e diffondere la cultura dell’archeologia preventiva”

I firmatari del documento aggiungono “la necessità e l’urgenza di sviluppare e diffondere la cultura dell’archeologia preventiva, che nasce con la finalità di difendere il patrimonio archeologico, ma rendendo compatibile la tutela con i tempi e le esigenze dello sviluppo moderno: non a caso, il termine anglosassone che definisce l’archeologia preventiva e di emergenza è development-led archaeology, ovvero “archeologia guidata dallo sviluppo”. Noi difendiamo questa visione e vorremmo, semmai, emendamenti migliorativi della legge”.

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