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“Terrore a Davos” di Michele Fioroni: la recensione del libro

Uscito per i tipi di Morlacchi Editore, “Terrore a Davos” è il nuovo romanzo che Michele Fioroni, uomo di marketing ancor prima che pubblico amministratore, dedica alla figura di Richard Parnasi. Un personaggio a suo modo memorabile, un antieroe consapevole in odore di alter ego, che vive a Perugia e naviga per il mondo con la genuina passione di un sognatore disincantato…

Uscito per i tipi di Morlacchi Editore, “Terrore a Davos” è il nuovo romanzo che Michele Fioroni, uomo di marketing ancor prima che pubblico amministratore, dedica alla figura di Richard Parnasi. Un personaggio a suo modo memorabile, un antieroe consapevole in odore di alter ego, che vive a Perugia e naviga per il mondo con la genuina passione di un sognatore disincantato.

Molto liberamente ispirato a fatti realmente accaduti, sviluppato in continuità con il primo volume – Ombre cinesi (2019) – “Terrore a Davos” è un thriller godibile, un’opera di fantasia in grado di captare a se il lettore e non lasciarlo più, per una naturale capacità di farsi leggere, a prescindere dall’aver letto o meno il libro che l’ha preceduto.

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La trama del libro

È così che la narrazione riprende alcuni mesi dopo la congiura dello Zhongnanhai, con i fantasmi dell’ex primo ministro che tramano per destabilizzare la Cina: la diffusione di Spider, un virus che sta sconvolgendo il pianeta, non è stata un errore dei ricercatori di Wuhan ma la scelta deliberata di un gruppo avverso al presidente cinese Gao Ling. Stavolta l’intrigo passa per le strade caotiche di Bangkok, per le spiagge di Tofino battute dalla burrasca, per il bianco abbacinante delle vette della Valtellina e dell’Engadina. Fino ad arrivare a Perugia, in piazza Morlacchi, dove l’esistenza di Richard Parnasi viene nuovamente squassata, questa volta dall’arrivo di un pacco.

All’interno c’è una fiala che lo scaraventa nel cuore della lotta per il dominio globale: una brutta storia, la peggiore possibile, in cui ogni volto è celato da una maschera e il nemico è invisibile. Così Parnasi diviene ancora un uomo in fuga, ossessionato dagli spettri del passato, perseguitato dalle ombre cinesi. Custodendo però, in ogni pagina di questa nuova avventura, uno spiraglio di salvezza. Per il mondo e per se stesso.

«Non era un altro incubo, l’ennesimo incubo, né il presagio sbiadito degli ultimi istanti prima della veglia. Direttamente dall’inferno un vecchio amico stava per ripiombare nella sua vita. Provò a scacciare quei pensieri. A nulla valse il caffè, e a nulla valse cliccare sulle pagine sportive. Il dado era già tratto: si annotò sullo smartphone il numero dell’annuncio, sapendo che non avrebbe potuto fare a meno di chiamare».

“Terrore a Davos” è innanzitutto attualità, per una rilettura dei fatti della pandemia

Conosco Michele Fioroni da un po’, da quando ad inizio millennio ero suo studente fra i banchi del corso di marketing che teneva all’Università di Perugia. In questo periodo della mia vita in cui sono tornato a vivere in Umbria, l’ho riscoperto dapprima personaggio pubblico e poi scrittore. Così, la curiosità del lettore si è sommata a quella dell’ex allievo, incrociando questo suo nuovo romanzo e rimanendone piacevolmente sorpreso.

“Terrore a Davos” è innanzitutto attualità, per una rilettura dei fatti della pandemia, che fugge le dinamiche degli instant book e ne propone una reinterpretazione narrativa compiuta. Il risultato è una versione plausibile di ciò che potrebbe essere accaduto nella realtà, in grado di sedurre più di un lettore.

Il protagonista del romanzo, Richard Parnasi, è una figura fortunata, nata bene

Il protagonista del romanzo, Richard Parnasi, è una figura fortunata, nata bene. Un politico di provincia, che ha dalla sua l’unico super potere che conta: quello di confrontarsi con i problemi e sporcarsi le mani. Una curiosità endemica che è più virtù che vizio, ovvero la capacità di sguazzare nei casini e non fuggire le responsabilità. Tenendo bene a mente la differenza fra ciò che impone il suo ruolo istituzionale e la sua sfera privata.

Richard Parnasi è goloso della vita, più di quanto la sua mole possa tradire. Una stazza monolitica coltivata negli anni dai piaceri dell’esistenza, su tutti l’amore per la buona cucina così come per il lusso, che sia ben vestire o più intimamente culto del consumo esperienziale.

Perugia, l’Umbria e le sue eccellenze manifatturiere, fanno da scenario alle vicissitudini del protagonista del romanzo

Parnasi pensa veloce, è un amministratore locale ma è soprattutto un cittadino del mondo. La sua provincia è una scelta di vita, un modo di essere che non rappresenta un limite. Perugia, la sua città, non è un confine quanto una frontiera. Perché Parnasi è un competente, quello che conosce e sa fare riesce a legittimarlo sullo scenario internazionale come fattore di cambiamento, di là dal suo umile ruolo istituzionale.

Perugia, l’Umbria e le sue eccellenze manifatturiere, fanno da scenario alle vicissitudini del protagonista del romanzo. Appaiono come attori della storia raccontata più che testimonial di se stesse. Sono dei concreti motori narrativi, che travalicano la sottintesa operazione di marketing territoriale messa in atto dall’autore, e contribuiscono alla costruzione dell’immaginario di Richard Parnasi. Un ecosistema che è una fisionomia, una forma di imprinting motivata dal fatto di poter chiamare “casa” le cose, i luoghi che si descrivono.

Il nostro commento

Eppure più che il ruolo assegnato alla sua terra natale, c’è un’altra cosa che tradisce l’origine di uomo di marketing dell’autore: la strategia di scrittura alla base del libro. Un ritmo disciplinato in sequenze, per cui una tesi avanzata dal protagonista viene dimostrata – ovvero confermata – successivamente da un suo aiutante o antagonista, e viceversa. Un approccio problem solving, per cui un problema “chiama”, ovvero anticipa, la sua soluzione. Così la narrazione incede ciclicamente, rapportando ad uno stimolo la sua risposta, catturando il lettore e non lasciandolo più.

Non ci sia annoia leggendo “Terrore a Davos”, merito della tensione della trama, del linguaggio schietto e talvolta colorito, del periodare diretto e dell’inventiva dell’autore. Quella stessa immaginazione che Michele Fioroni cercava di trasferire ai suoi studenti quando ebbi modo di incontrarlo all’università. Lo animava una passione molto simile a quella che anima Richard Parnasi, tanto che la sua stessa fisicità può ricordare quella del protagonista del suo libro e far pensare ad un suo alter ego.

Chi è Michele Fioroni

La verità è che non mi annoiavo mai alle lezioni di marketing del professor Fioroni, ed incontrarlo a quasi vent’anni di distanza nelle pagine del suo thriller, è stato un po’ come tornare in aula con lui. È stato ritrovare un modo di ragionare, in definitiva una parte di me stesso. Così metterlo in rapporto con il tempo trascorso. Riscoprire quanto di buono ho imparato. Con la speranza di rivederlo presto – se non personalmente – nelle fattezze di Richard Parnasi, un personaggio che possiede in se il potenziale necessario per alimentare una proficua stagione di serialità narrativa.

Provocatorio, visionario e a tratti irriverente, Michele Fioroni, da sempre attento alle dinamiche dell’innovazione, è considerato uno dei massimi esperti italiani di marketing e un raffinato pensatore di management. Il suo universo professionale spazia dall’impresa alla formazione, dall’Università alla consulenza, per approdare alla politica nell’attuale ruolo di Assessore allo Sviluppo economico, innovazione, digitale e semplificazione della Regione Umbria. Dalla personalità eclettica ed esuberante, dopo aver pubblicato fortunati volumi di marketing, ha debuttato nel mondo del romanzo con il thriller Ombre Cinesi (Morlacchi Editore, 2019), realizzando un piccolo sogno rimasto per molti anni nel cassetto.

Scheda del libro

Titolo: Terrore a Davos
Autore: Michele Fioroni
Editore: Morlacchi
Anno edizione: 2021
Pagine: 312 p.
ISBN: 9788893922784
Prezzo: € 15,00

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