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La caccia al male secondo il cinema di Ridley Scott

Cinque film che celebrano in chiave fanta-noir il tema archetipico del male e dell’ignoto. La visionarietà di Ridley Scott come arma dell’immaginario americano: se la terra non nasconde il malvagio, lo fa lo spazio. Parliamo di Blade Runner, Legend, Black Rain, Prometheus e Alien…

Cinque film che celebrano in chiave fanta-noir il tema archetipico del male e dell’ignoto. La visionarietà di Ridley Scott come arma dell’immaginario americano: se la terra non nasconde il malvagio, lo fa lo spazio. Parliamo di Blade Runner, Legend, Black Rain, Prometheus e Alien

Blade runner (1982) con Harrison Ford, Rutger Hauer, Sean Young e Edward James Olmos

Ridley Scott affoga la Los Angeles del 2019 nei fumi della nebbia, tra fantascienza e noir. Un cult movie tratto dal romanzo di Philip K. Dick del 1968 “Ma gli androidi sognano le pecore elettriche?”. All’interno di un universo dove la macchina si fonde con l’uomo è l’ex poliziotto Rick Deckard (Harrison Ford) a combattere in difesa dell’identità umana minacciata dalla tecnologia. Cioè quella dei replicanti, androidi dotati di memoria. Inizia così la caccia all’uomo-macchina. Una visione rivoluzionaria dell’esistenza perché proiettata in un futuro distopico inquinato, multirazziale, opaco e fluidamente tenebroso.

È il lavoro della scenografia di L.G. Paull, accompagnato da quello fotografico di J. Cronenweth, quello spettacolare affidato agli effetti speciali di D. Trumbull nonché le musiche di Vangelis, a suggerire la sensazione di un’oscura umidità. Percezione questa che ha saputo idealizzare l’immaginario stesso della metropoli trasformandola antropomorficamente. La città è quindi corpo, ma affaticato, decaduto, morente. Il film capolavoro assoluto del suo genere definisce cosi l’incontro tra la filosofia dell’identità, tema caro al romanzo, e la spettacolarità immersiva della visione estetica cinematografica.

Legend (1985) con Tom Cruise, Tim Curry e Mia Sara

R.S. dirige il suo fantasy senza tempo che se pur non annoverabile a fianco dei suoi capolavori ha generato attraverso il libero gioco dell’immaginazione un dialogo profondo con l’immaginario. al punto da arricchirlo con alcune di quelle immagini che, dipingendo gli archetipi più radicati dell’umanità, definiranno la rappresentabilità dell’idea di bene e male fino alle rappresentazioni più contemporanee.

La semplice storia quindi, cioè quella di un unicorno simbolo della purezza dell’innocenza in conflitto con l’oscurità, sarà lo scheletro su cui modellare la carne di una visionarietà a noi così tanto vicina. Costumi ed effetti acquisiscono quindi piena centralità nella definizione archetipica della visione, così come anche le scenografie alienanti. R.S. elabora quindi il suo sistema creativo; un testo il cui movimento è sospeso nel vento dell’immaginazione.

Black Rain (1989) con Michael Douglas, Andy Garcia, Kate Capshaw e Ken Takakura

Film del 1989, Dopo la Los Angeles di Blade Runner, la New York di Black Rain. R. Scott con questo testo isola alcuni di quei caratteri messi in scena con il suo capolavoro del 1982 Blade Runner. Il crimine e il male sarà ospite d’onore di una metropoli ancora lontana dalla luce e tanto vicina alla dimensione di un buio carico di potere simbolico. Tuttavia in Black Rain l’elemento fantascientifico scomparirà per lasciare spazio a quello poliziesco e noir. La storia infatti vede due poliziotti di New York impegnati nella cattura di un membro della Yakuza in fuga. L’alterità, il male o l’ignoto, al di là della sua origine rappresentativa, ancora una volta, diviene una minaccia da neutralizzare. Perché pericolosa, nascosta, infiltrata all’interno del cuore della metropoli e capace di inquinarla quindi dalle sue fondamenta. Sarà proprio dall’interno del ventricolo più buio del cuore ammalato della città che i due dovranno condurre quindi la loro battaglia; cioè un’operazione di commando finalizzata alla classica restaurazione del bene. Un atteggiamento simbolo assoluto dell’immaginario americano.

Prometheus (2012) con Noomi Rapace, Michael Fassbender, Charlize Theron e Logan Marshall-Green

Ontologicamente prima della nascita di Alien ma storicamente realizzato dopo la sua uscita, Prometheus prosegue il filone fantascientifico firmato da R.Scott. Una squadra di ricognizione nello spazio approda sulla terra di un pianeta sconosciuto al fine di rivelare alcune delle verità nascoste all’origine dell’esistenza umana. Qui il viaggio destinato alla conoscenza muterà in una fuga destinata Alla salvezza. L’uomo incontrerà infatti qualcosa il cui potere distruttivo ne minaccerà l’esistenza. Quindi nessuna verità ma solo l’inaccessibile oscura materia aliena. Un male assoluto perché lontano da ogni traccia di umanità.

Tuttavia se pur l’alterità mostruosa non sembrerebbe in alcun modo dialogare con l’uomo stabilisce con questo un legame estetico e formale. Infatti il male sconosciuto e forse creatore dell’universo, prometeo, acquisisce nella sua forma finale l’aspetto dell’uomo. L’elemento antropomorfico è rintracciabile inoltre nella forma dell’astronave aliena megalitica all’interno della quale i personaggi umani si muovono. È la nave dell’illustratore Moebius. Una suggestiva metafora di un male il cui potere è quello di mistificarsi, quindi di radicarsi come virus, se pur rigorosamente esterno ad esso, nell’uomo.

Alien (1979) con Sigourney Weaver, John Hurt, Ian Holm e Veronica Cartwright

L’oscurità dello spazio richiama l’uomo; l’ignoto lo assale e se ne impossessa proliferando all’ interno dei corpi che deforma, avvelena, uccide. Quell’oscuro ignoto multiforme ha un nome: Alien. Un parassita che entrerà in contatto con l’equipaggio dell’astronave da carico Nostromo approdata su un pianeta sconosciuto. Kane è la prima vittima dell’attacco dell’essere alieno. Il quale dalla forma originaria di ragno assumerà l’aspetto terrificante di un mostro. Cioè quello che ha invaso e segnato l’immaginario cinematografico della fantascienza.

Ridley Scott dà cosi inizio alla produzione di un testo che segnerà le generazioni future. Alla base del quale è il tema della trasposizione della natura umana in quella mostruosa a fondare la rappresentazione simbolica dell’incontro tra conoscenza ed ignoto. Quindi di quello tra il bene e quel male disumano e assoluto celato tra le ombre di una realtà che va ricondotta distintamente al di fuori della sana umanità americana.

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