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Bassano Romano, il mistero della statua firmata da Michelangelo e Bernini

La monumentale statua del Cristo Redentore, oggi a Bassano Romano, è stata identificata come la prima versione del Cristo commissionato nel 1514 a Michelangelo per la chiesa di S. Maria sopra Minerva a Roma. Probabilmente, a causa di una vena nera, il lavoro fu terminato da Gian Lorenzo Bernini…

La monumentale statua rappresentante Cristo risorto con la croce è stata identificata come la prima versione del Cristo commissionato nel 1514 a Michelangelo da Metello Vari per la chiesa domenicana di S. Maria sopra Minerva a Roma. Realizzata nel 1514-1516 circa, oggi si trova nella chiesa del monastero di San Vincenzo a Bassano Romano.

A causa di una vena nera rivelatasi sul volto del Cristo durante la lavorazione, lo scultore fu costretto ad abbandonare il marmo per poi donarlo, qualche tempo dopo, allo stesso Vari che lo collocò nel giardino della propria residenza romana dichiarando di conservarla “come suo grandissimo onore, come fosse d’oro”.

Una “borza di marmo” tra le statue di Palazzo Giustiniani

Dell’opera si perde ogni traccia documentaria fino al 1607, quando alcune lettere inviate da Roma da Francesco Buonarroti a Michelangelo il Giovane ne segnalano la presenza sul mercato dell’arte . L’opera viene descritta come “una borza di marmo” e paragonata, per il suo stato di incompiutezza, ai Prigioni ed al S. Matteo di Firenze. Di fronte al prezzo elevato richiesto dall’ignoto venditore (300 scudi), Francesco Buonarroti rinuncia all’acquisto dopo essersi consigliato con Ludovico Cigoli e con il Passignano.

“Un Christo in piedi nudo con panno traverso di metallo moderno”

La statua viene citata nell’inventario della statue di palazzo Giustiniani stilato nel 1638, dopo la morte del marchese Vincenzo: “Un Christo in piedi nudo con panno traverso di metallo moderno, che abbraccia con la dritta un tronco di Croce con corda e Spongia e trè pezzi di Croce in terra alto palmi 9. in circa”. L’ipotesi più probabile è che, dopo avere acquistato il marmo non finito, Vincenzo lo abbia fatto completare da uno scultore di sua fiducia che ne coperse la nudità ormai divenuta “oltraggiosa” per i canoni del decorum seicentesco.

Forse è stata terminata da Gian Lorenzo Bernini

Per secoli, infatti, si è ritenuto che l’opera fosse stata completata da un anonimo scultore del Seicento. Ultimamente, invece, il ricercatore d’arte tedesco, professor Frommel, ipotizzò che il Marchese Giustiniani avesse affidato la rifinitura della bozza michelangiolesca a Gian Lorenzo Bernini. Per la prima volta nella storia dell’arte, dunque, la stessa opera porterebbe la firma di due geni assoluti di tutti i tempi: Michelangelo e Bernini.

“Non ci sono documenti ufficiali – precisa il professor Frommel – ma c’è l’evidenza stilistica. La superficie della statua non può essere di Michelangelo e ci sono tante somiglianze tra quest’questa e quelle giovanili del Bernini. Tutta la storia resta, comunque, avvolta da un alone di mistero”.

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