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Vincenzo Di Biase, alla Camera una mostra dedicata al professore romano che unì pittura e matematica

Verso la fine degli anni Settanta, attingendo ai mondi di Kandinsky, Mondrain e Pollock, Di Biase ne crea uno inedito, sintesi di processi imitativi, di meccaniche astrattive e di ipnotiche cromazioni. La mostra sarà visitabile dal 18 al 27 maggio, presso il Complesso di Vicolo Valdina alla Camera dei Deputati…

Autore di pubblicazioni ed articoli di carattere scientifico e didattico e professore di Matematica e Fisica per circa 40 anni presso un noto liceo scientifico romano, Vincenzo Di Biase iniziò il suo percorso artistico alla fine degli anni Settanta. Un po’ per passione e un po’ per gioco. Un’esperienza che divenne ben presto per lui essenziale, incontro di vita e finzione, e che durò fino alla sua scomparsa, avvenuta nel dicembre 2020.

Con la pittura, infatti, ha intrapreso un percorso di scoperta di sé, di ricerca di altre sfaccettature di quell’infinito che tanto amava nella matematica. La pittura ha gettato un ponte fra il suo immaginario e il mondo e gli ha consentito di intraprendere un dialogo, ancora aperto e ricco di senso, con coloro che hanno apprezzato negli anni il suo stile pittorico unico, ricco di colore e di profondità.

Dal 18 maggio al 27 maggio, 23 delle sue opere più significative saranno esposte nella mostra “Vincenzo Di Biase”, presso la Sala del Cenacolo del Complesso di Vicolo Valdina alla Camera dei Deputati.L’esposizione rimarrà aperta dal lunedì al venerdì nei seguenti orari: opening 17 maggio ore 17.30-19.30, dal 18 al 26 maggio ore 11.00-19.30, il 27 maggio ore 11.00-17.00. Interverranno all’opening il prof. Gabriele Simongini e il prof. Egidio Maria Eleuteri.

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Le opere in mostra

Se il passato di Vincenzo Di Biase poggiava sui manuali di Platone, Eraclito, Newton ed Einstein e il presente su numeri, formule e teoremi contemporanei, il futuro poteva ancora essere riscritto. Con coraggio, passione e con un’incredibile voglia di sperimentare e sperimentarsi, si avvicinò al mondo artistico, fatto di emozioni ed istinti. E riuscì ad alternare il rigore scientifico, la sua strada di sempre, alla velleità pittorica, del tutto inedita. Attingendo dai mondi di Kandinsky, Mondrain, Pollock, Tancredi, Corpora e Scialoja, Di Biase ne crea uno inedito, suo. Un mondo che cresce con lui e per lui, sintesi di processi imitativi, di meccaniche astrattive e di ipnotiche cromazioni.

“L’unico, vero “soggetto” cantato da Vincenzo con raffinato senso cromatico è la vita dello spirito creativo, che si ripete in modo sempre nuovo”

Per Di Biase l’atto del dipingere è un’avventurosa esigenza che viene ad identificarsi nell’elogio del colore – spiega Gabriele Simongini in un suo testo critico del 1999 – Il quadro diventa un campo di energia vitale, radiante ed in espansione, simile ad un’esplosione di ritmi jazz. (…). Così, il colore per Di Biase è metafora di vita. E, di volta in volta, delicato come un’alba primaverile, impetuoso come una passione sensuale, vivace come uno squillo di tromba, malinconico come una riflessione sulla solitudine umana. E’ inutile chiedersi se vi siano memorie di paesaggi o di eventi o di volti cari, in queste opere. Anche se è inevitabile – quasi per ogni artista – una trasfigurazione dell’esperienza simbolica del vissuto. L’unico, vero “soggetto” cantato da Vincenzo con raffinato senso cromatico è la vita dello spirito creativo, che si ripete in modo sempre nuovo”.

Sono dipinti forse di non immediata lettura – dichiara Egidio Maria Eleuteri in un suo testo – ma di profonda verità che vanno oltre la consueta dinamica concettuale di espressione pittorica, sono la nitida documentazione di un mondo, quel mondo che le persone libere cercano di recuperare, non solo per viverlo, ma per poterlo lasciare quale eredità alle nostre generazioni future. Ricordando che anche in una certa arte contemporanea, concettuale, informale o di tendenza vi è quell’ “Humus” che poi permette la crescita e quindi il ricordo non solo come nostalgia del passato ma come premonizione dell’avvenire”.

Chi è Vincenzo Di Biase

Nasce a Termoli il 10 novembre 1940. Consegue la laurea in Matematica presso l’Università di Roma La Sapienza, dove dal 1970 al 1975 collabora presso la cattedra di Matematica finanziaria ed attuariale. E’ autore di pubblicazioni ed articoli di carattere scientifico e didattico. Insegna per quasi quarant’anni come professore di Matematica e Fisica presso il liceo scientifico Collegio Nazareno di Roma. Inizia il suo percorso artistico alla fine degli anni ’70 quasi per gioco.

A partire dalla fine degli anni ’80 inizia ad esporre le sue opere. Per oltre tre decenni, fino alla sua scomparsa nel dicembre 2020, Vincenzo Di Biase intraprende un percorso di scoperta di sè e di dialogo con il mondo dei suoi estimatori, a cui dona frammenti della propria anima trasfusi in segni e colori. Molti concordano sul fatto che la sua duplice attività di matematico e di pittore sia stata caratterizzata da un filo conduttore comune. La sua è una pittura complessa e al tempo stesso istintuale, che coniuga la razionalità e la magia di due mondi, quello della scienza e quello dell’arte, antitetici e complementari.

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