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Krayon, l’artista dei pixel: “Il mio istinto creativo nasce a 10 anni”

Ha fatto del pixel la sua matita, della passione geometria il suo stile: durante il mese di febbraio l’artista Krayon sarà protagonista a Roma di due interessanti mostre…

Ha fatto del pixel la sua matita, della passione geometria il suo stile: l’artista Krayon nasce a Melfi, ma vive a Roma. Dopo gli studi in disegno industriale e grafica, arriva ad adottare un linguaggio personalissimo, influenzato anche dal neoimpressionismo di Seurat e dall’optical art di Vasarely. Con il pixel elemento principe delle sue opere. Nei lavori di Krayon il contenuto passa quasi in secondo piano rispetto alla forma. E schema e progetto prevalgono sull’immagine stessa. Perché è la tecnica il vero e grande punto di forza dell’artista.

Durante il suo percorso artistico ha dipinto per molti festival, come Vedo a Colori (Civitanova Marche), ManuFactory (Comacchio), Blue Flow (Ventotene), Streetart Wine Fest (Marsala), In wall we trust (Airola). Nel 2015 crea TEXTURA in fest, primo festival di street art nella sua città di origine. Nel 2018 viene ospitato a Shenzhen da Jardin Orange come artista residente e le sue opere vengono esposte durante la Shenzhen International Art Fair e Hong Kong Affordable art fair.

Nelle prossime settimane, invece, lo troveremo protagonista di due appuntamenti capitolini. L’1 febbraio si inaugurerà una sua personale dal titolo Less is more, al Contemporary Cluster di Roma. Qui esporrà circa una cinquantina di opere, tutte realizzate negli ultimi dieci anni. A metà febbraio, invece, presso Afnakafna Gallery, sarà presente un suo quadro all’interno della collettiva organizzata da Omino71: un tributo ai 30 anni dalla morte di Keith Haring.

Cinque domande a Krayon, l’artista italiano dei pixel

Cosa è l’arte per te?

L’arte è quello spazio personale che ti ritagli e in cui sei libero da regole esterne.

Qual è stato, nonché come e quando, il tuo primissimo approccio con l’arte?

L’istinto di creare si è sempre manifestato, sin da piccolo. Ricordo un episodio in particolare, di quando all’età di dieci anni. Durante un viaggio in Svizzera rimasi affascinato dalla tecnica e dall’uso impeccabile degli spray usati nel writing. Credo che quello sia stato il primo stimolo nel metterci più impegno e passione in ogni cosa che creavo.

Quali sono stati gli step stilistici che ti hanno condotto sino alla pixel art?

Questa attuale forma di espressione è frutto di esperienze maturate dopo studi in disegno industriale e una professione come UX designer. La componente scientifica applicata all’arte mi ha sempre affascinato.

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Con chi sogneresti di collaborare, tra artisti italiani e stranieri?

Collaborare, in generale, per me è sempre fonte di ricchezza. Apprezzo artisti che, come me, fanno ricerca nel campo dell’Optical Art come Seikon, Dais, Angel Toren. Mi piacerebbe anche portare la mia arte verso altre forme artistiche, come la musica o la scultura, collaborando con artisti in questi campi.

Tre opere (tue) a cui sei più affezionato e perché.

1- Don’t forget your roots, è una tela che ho realizzato in Cina e deriva da una foto che scattai appena arrivato, quindi lo associo al primo contatto con questa cultura.

2- Planet, è una serie di tele con cui ho sperimentato in maniera astratta una nuova rappresentazione di mondi alternativi.

3- Dinu Adamesteanu, è un muro dipinto a Policoro che mi ha permesso di approfondire la vita di un uomo che ha fatto tanto per la mia terra. Nella realizzazione ho cercato di racchiudere in un ritratto pezzi di storia della sua vita.

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