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Plastica fatale, l’arte di Annarita Serra e Romana Zambon che rigenera e fa sognare

L’esposizione “Plastica fatale”, organizzata da Tina Vannini e Federica Ghizzoni, curata da Francesca Barbi Marinetti, propone 35 opere, con tecniche e formati differenti, di Annarita Serra e Romana Zambon. Si potranno ammirare da giovedì 19 maggio, sino a martedì 20 settembre

“Fatale” in quanto seducente e incantatrice, ma anche in quanto drammaticamente ineluttabile. L’accostamento di Annarita Serra e Romana Zambon, tra le artiste di punta della scuderia d’arte Galleria Federica Ghizzoni, nasce in armonia con la sensibilità di Tina Vannini e de Il Margutta Veggy Food & Art in merito alle sempre più emergenti tematiche ambientali, in collaborazione con D.d’Arte. L’esposizione “Plastica fatale”, curata da Francesca Barbi Marinetti, propone 35 opere, con tecniche e formati differenti. Si potranno ammirare da giovedì 19 maggio, con vernissage alle ore 18:30, sino a martedì 20 settembre. Ingresso libero, tutti i giorni dalle 10 fino a chiusura.

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Le opere in mostra

L’esposizione “Plastica fatale”, fondendo la bellezza dell’arte con l’ironia delle due protagoniste, si propone come un gioco serio: Serra recupera gli scarti spiaggiati per ricomporli in opere d’arte, mentre Zambon offre agli occhi la freschezza di colori floreali cristallizzata in raffinati oggetti di plastica.

Un gioco in cui rosa, gerbera e peonia strizzano l’occhio ad un “Urlo” imbrigliato da una chioma di paccottiglia monouso – spiega la curatrice Francesca Barbi Marinetti – spazzolini tubi reti contenitori accendini infradito, in osmosi con altro ciarpame irriconoscibile. L’attualità del tema assume forma poetica di denuncia, nelle composizioni fiorite e le nature morte di Zambon. E richiama con veemenza archetipi simbolici di bellezza e forza: Charlize, Marilyn, la Ragazza con l’orecchino di perla. Ma anche lo Squalo a rischio di estinzione per ingestione di microparticelle di plastica. L’arte qui si fa messaggera di pericoli macroscopici, come lo sono le isole di plastica assemblate dalle correnti oceaniche, o talmente microscopici da mescolarsi al plancton.
L’arte come messaggio in bottiglia, dunque, di plastica naturalmente”.

Le immagini della Zambon ritraggono fiori veri spettacolari rielaborati dall’artista come fossero realizzati con materie plastiche, provocatoriamente a rappresentare un ondno in cui anche la natura è realizzata senza più natura, e quindi fuori dalla realtà.

Biografia di Annarita Serra

Annarita Serra, nata in Sardegna, si trasferisce a Milano, con la sua famiglia, che è ancora bambina. Frequenta il liceo artistico e si specializza in restauro di dipinti antichi. Ma negli anni ’80, dopo un master in marketing alla Bocconi, intraprende la carriera di manager in una multinazionale americana. Nel 1990 cambia radicalmente strada per dedicarsi al suo primo amore: l’arte.

Dopo aver approfondito un linguaggio pittorico più tradizionale, ritrova le sue radici in una ricerca volta a dare una nuova identità a materiali di recupero, con particolare attenzione alla plastica raccolta sulle spiagge della sua Sardegna. Annarita punta sull’utilizzo di oggetti frammentati e tracce di spazzatura, raggiungendo un impegno estetico intenso ed una energica, e insieme dolce, comunicabilità. L’artista, attraverso una bellezza mascherante, si fa testimone del silenzioso grido di aiuto di una natura sempre più contaminata.

Biografia di Romana Zambon

E’ cominciata con alcune partecipazioni ad aste di charity la carriera di fotografa di Romana Zambon, milanese d’adozione, architetto e amante della fotografia. “Sono sempre stata attratta dalla forza del colore che associo a vari stati d’animo” afferma Romana quando parla della sua passione per la fotografia che ha trasformato in una professione e continua spiegando che “questo elemento, insieme all’armonia delle forme, colpisce la mia attenzione e la trasforma in scatto, in istante, in fotografia”. La sua fotografia senza titolo#17 è stata una delle 15 opere selezionate da BNL per a curator’s guide, al Mia Photo Fair 2017.

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