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Basilica di Santa Sabina, le leggende dell’arancio miracoloso e la pietra del diavolo

La basilica di Santa Sabina all’Aventino, situata nel territorio del Rione XII Ripa, fu costruita nel V secolo sulla tomba di santa Sabina. Subito a sinistra dopo la porta d’ingresso, c’è una curiosa pietra nera di forma rotonda, denominata “Lapis Diaboli”…

La Basilica di Santa Sabina all’Aventino, situata nel territorio del Rione XII Ripa, fu costruita nel V secolo sulla tomba di santa Sabina. E’ una delle chiese paleocristiane meglio conservate in assoluto, sebbene pesantemente restaurata. Subito a sinistra dopo la porta d’ingresso, c’è una curiosa pietra nera di forma rotonda, denominata “Lapis Diaboli”…

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Le origini della Basilica

Nel 1219 fu affidata da papa Onorio III a Domenico di Guzmán e al suo ordine di frati predicatori, che hanno ancora qui la loro sede generalizia. Tra le antiche mura del suo convento sono passati personaggi celebri e di riconosciuta santità, come Tommaso d’Aquino e Pio V, ma è san Domenico ad avere il ruolo da protagonista in molte delle storie che la riguardano.

La cella-cappella e l’arancio miracoloso

All’interno del convento è innanzitutto venerata la cella, oggi cappella, dove il fondatore dell’ordine avrebbe incontrato san Francesco. Ma al santo è legato anche un piccolo miracolo, legato alla pianta di arancio del cortile. Pare sia stata la prima a essere trapiantata in Italia, grazie a un seme portato da Domenico dalla Spagna, sua terra d’origine. L’arancio è visibile dalla chiesa attraverso un buco nel muro ed è considerato miracoloso per la sua longevità. Si narra che anche santa Caterina da Siena ne abbia raccolto i frutti.

La Lapis Diaboli

Vicino a Santa Sabina sorgeva l’antico Tempio di Giunone Regina, e allora tutte le chiese costruite su templi pagani si credeva fossero abitate da oscure presenze. A tal proposito, subito a sinistra dopo la porta d’ingresso, c’è una curiosa pietra nera di forma rotonda, denominata “Lapis Diaboli”: si narra infatti che una notte, mentre Domenico pregava come di consueto sulla lastra marmorea che copriva le ossa di alcuni martiri, il diavolo tentò più volte di indurlo al peccato. Non riuscendoci, il diavolo perse le staffe, afferrò un pesante blocco di basalto nero e glielo scagliò contro. Il santo fu solo sfiorato dalla pietra, che finì per schiantarsi sulla lapide rompendola in svariati pezzi. Da allora la pietra, sulla quale si possono ancora vedere i fori lasciati dagli artigli del diavolo, fu sistemata in bella vista per sottolineare il potere della fede.

Tra storia e leggenda

La lapide, ricomposta, si trova oggi nella Schola Cantorum della chiesa. Secondo pochi, a spezzarla accidentalmente fu l’architetto Domenico Fontana durante i lavori di ristrutturazione della chiesa commissionati da papa Sisto V nel 1587. Quanto alla pietra del diavolo, sarebbe in realtà una “lapis aequipondus”, cioè uno dei contrappesi impiegati in epoca romana sulle bilance.

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