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Storia della letteratura latina (11): Marco Anneo Lucano e il poema epico Bellum civile

Rovina, distruzione, sovvertimento delle leggi dello Stato romano: tutto questo hanno significato, per Marco Anneo Lucano, le atroci guerre civili tra Cesare e Pompeo, culminate con la disfatta dei pompeiani sui campi di Farsalo. Guerre terribili e nefande divenute argomento del suo capolavoro indiscusso: il poema epico Bellum civile

“Guerre più atroci delle civili sui campi d’Emazia cantiamo, e il crimine divenuto diritto, e un popolo potente voltosi con la destra vittoriosa contro le sue stesse viscere, e schiere consanguinee, e infranta l’unità dell’impero, una lotta con tutte le forze del mondo sommosso per compiere un comune misfatto….”.

Rovina, distruzione, sovvertimento delle leggi dello Stato romano: tutto questo hanno significato, per Lucano, le atroci guerre civili tra Cesare e Pompeo, culminate con la disfatta dei pompeiani sui campi di Farsalo, in Tessaglia, nel 48 a.C. Guerre terribili e nefande divenute argomento del suo capolavoro indiscusso: il poema epico Bellum civile.

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Lucano e Nerone: un’amicizia finita male

Nato a Cordova nel 39 d.C. da una famiglia dell’aristocrazia provinciale romana, entrò nella cerchia di Nerone per le sue eccezionali doti poetiche. Ma in seguito -forse per la svolta autoritaria di Nerone o per motivi di gelosia o risentimento personale- i loro rapporti si incrinarono. Lucano si unì al gruppo dei congiurati (la cosiddetta “congiura dei Pisoni”), che tramavano l’uccisione di Nerone, ed essendo stato scoperto, fu costretto al suicidio ad appena ventisei anni. Tacito narra che Lucano si fece aprire le vene e moriva recitando versi con cui aveva descritto una morte simile di un soldato.

L’opera: gli dei, il destino

Il Bellum civile ci è giunto incompleto: si interrompe bruscamente al X libro. È probabile però che il piano originario dell’opera ne dovesse contenere 12, proprio come l’Eneide virgiliana che Lucano tiene bene a mente nella stesura del poema, con l’intenzione tuttavia di capovolgerla completamente. Gli dei, che ostacolano e favoriscono Enea nel raggiungimento dei disegni di un Fato glorioso, nel Bellum civile sembrano assenti oppure assistono, indifferenti o complici, alla rovina di Roma e di tutto il mondo. Una rovina disastrosa che sembra voluta proprio dalla Provvidenza, definita dallo studioso Emanuele Narducci “provvidenza crudele”.

Il Bellum civile e i suoi protagonisti

E’ difficile individuare un eroe nel Bellum civile; infatti sono tre i personaggi principali del poema: Cesare, Pompeo e Catone.

“Così un fulmine sprigionato dai venti attraverso le nubi balena fra lo strepito dell’etere”: Cesare

Cesare è presentato da Lucano come un personaggio negativo, che ha deciso di violare le leggi della repubblica dando inizio ad una guerra che sovverte tutte le leggi umane e divine. Cesare è bramoso di potere, empio, senza scrupoli: tutto il contrario del pio Enea rispettoso della famiglia e delle divinità, docile con i nemici. Addirittura Cesare, nel settimo libro, banchetta sul campo di battaglia cosparso di cadaveri.                Nel primo libero Cesare lo paragona ad un fulmine e scrive di lui: “In Cesare non era solo un nome, una gloria di capo, ma un valore invincibile, ed unica vergogna vincere senza combattere; fiero e indomito, dovunque lo chiamava la speranza o l’ira, portava la mano…”.

“Quale quercia maestosa su un fertile terreno adorna delle spoglie d’un popolo antico”: Pompeo

Pompeo è presentato come un uomo “sul declinare degli anni in vecchiaia, meno impetuoso per il lungo uso della toga”, difensore delle istituzioni repubblicane e della libertas ma ormai stanco e spento, ancorato ai successi del passato, un eroe in declino, destinato a soccombere. Lucano lo paragona ad una quercia: “Si erge, ombra d’un grande nome, quale una quercia maestosa su un fertile terreno…”.

“Padre e marito di Roma, cultore della giustizia, custode della rigorosa onestà”: Catone

Catone Uticense, luogotenente di Pompeo e leader anticesariano dopo la morte di Pompeo, incarna la figura dell’eroe repubblicano, integerrimo, depositario della virtù, difensore della libertà di Roma e pronto a sacrificarsi per il popolo romano.               Di lui scrive Lucano nel secondo libro: “Questi i costumi e l’immota disciplina dell’austero Catone: serbare la misura, tenersi nei limiti, seguire la natura, sacrificare la vita alla patria, non credersi nato per sé ma per tutti gli uomini”.

Victrix causa deis placuit, sed victa Catoni

Catone è forse il vero antagonista di Cesare sul piano etico, ben deciso a ribellarsi al Fato che vuole la rovina di Roma. Tuttavia Catone è destinato ad essere sconfitto e Cesare a vincere, non perché la sua causa sia giusta, ma perché Cesare è favorito dalla Fortuna. “La causa vincitrice piacque agli dei, ma la vinta a Catone”, scrive Lucano nel primo libro. Un poema dominato da angoscia e inquietudine, che ci fa vedere sotto una luce diversa le guerre civili e il destino di Roma.

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