Era il 30 novembre 1979 quando venne pubblicato The Wall, l’undicesimo album in studio del gruppo musicale britannico Pink Floyd. Si tratta di un’opera rock incentrata sulla storia di un personaggio fittizio: una rockstar di nome Pink…

Era il 30 novembre 1979 quando venne pubblicato The Wall, l’undicesimo album in studio del gruppo musicale britannico Pink Floyd. Si tratta di un’opera rock incentrata sulla storia di un personaggio fittizio: una rockstar di nome Pink che, a causa di una serie di traumi psicologici, arriva a costruirsi un “muro” mentale attorno ai propri sentimenti dietro al quale si isola. A causare tali disagi, sono la morte del padre verso la fine della seconda guerra mondiale, la madre iperprotettiva, le punizioni degli insegnanti e i tradimenti della moglie.
Come nasce l’album
Il bassista del gruppo, Roger Waters, prese ispirazione per la creazione dell’album durante l’In the Flesh Tour, nel 1977. Per quanto riguarda Pink, si tratta di un personaggio fortemente autobiografico, dietro cui si cela proprio il bassista Roger, autore di gran parte dell’album a cominciare dalla celebre Another Brick in the Wall: l’introduzione affidata al suono dell’elicottero rimanda alla perdita del padre in guerra e all’inizio della costruzione di quel muro che lo condanna all’isolamento.
Il successo dell’album
Fu l’album più venduto negli Stati Uniti d’America nel 1980, divenendo uno degli album doppi più venduti nella storia. Si è inoltre posizionato all’87º posto nella lista dei 500 migliori album secondo Rolling Stone.
Il film
Alcuni anni dopo Alan Parker dirigerà il film Pink Floyd The Wall, trasposizione cinematografica dell’album con il contributo grafico di Gerald Scarfe. L’attore protagonista sarà Bob Geldof. Fu presentato in anteprima al 35º festival di Cannes, il 22 maggio 1982, a mezzanotte. Nel film vengono mostrati circa venti minuti delle animazioni originali di Gerald Scarfe create per i concerti.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

