“Eco e Narciso”, dipinto realizzato nel 1903 da John William Waterhouse, rappresenta un episodio tratto dal mito narrato da Ovidio nelle sue Metamorfosi

Il dipinto “Eco e Narciso”, realizzato nel 1903 da John William Waterhouse, rappresenta un episodio tratto dal mito narrato da Ovidio nelle sue Metamorfosi. Il dipinto, un olio su tela dalle dimensioni di 109,2 cm per 189,2, fa parte della collezione d’epoca vittoriana del Walker Art Gallery di Liverpool, acquistato dal museo nel 1903.
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Analisi dell’opera
Waterhouse, pittore inglese vissuto tra il 1847 e il 1917, è stato spesso associato al movimento preraffaellita, ma la sua opera può essere meglio collocata nel contesto del neoclassicismo. Con oltre 200 opere, Waterhouse spaziò tra mitologia classica, storia e letteratura, con una predilezione per il tema della femme fatale. “Eco e Narciso” raffigura uno dei momenti cruciali del mito, in cui la ninfa Eco si consuma d’amore per Narciso, il quale a sua volta è condannato a innamorarsi del proprio riflesso.
Il mito di Ovidio
Secondo la versione del mito raccontata da Ovidio, Narciso era figlio del dio fluviale Cefiso e della naiade Liriope. Ai suoi genitori venne predetto che egli sarebbe vissuto fino a tarda età, ma soltanto se non avesse guardato se stesso in volto. Divenuto un bellissimo ed affascinante adolescente, Narciso respinse gli avances non solo delle ninfe, ma anche degli uomini, tra cui Aminia.
Eco, una di queste ninfe, rimase devastata dal rifiuto di Narciso, tanto da consumarsi fino a diventare solo un eco, un sussurro nel vento. La vendetta di un giovane respinto portò alla condanna di Narciso da parte della dea Nemesi, che lo fece innamorare del proprio riflesso in uno specchio d’acqua. Narciso si lasciò così consumare dall’amore per la propria immagine fino alla morte. Sul luogo della sua scomparsa, crebbe un fiore chiamato Narciso, simbolo della vanità e dell’amore impossibile.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

