Ven. Apr 24th, 2026

Maturità 2024: di cosa parla “Quaderni di Serafino Gubbio operatore” di Luigi Pirandello

Maturità 2024: di cosa parla "Quaderni di Serafino Gubbio operatore" di Luigi Pirandello @Uozzart
Maturità 2024: di cosa parla "Quaderni di Serafino Gubbio operatore" di Luigi Pirandello @Uozzart

Luigi Pirandello, con il suo romanzo “Quaderni di Serafino Gubbio operatore”, è tra i protagonisti della prima prova dell’Esame di Maturità 2024. In un passaggio emblematico, Pirandello utilizza il personaggio di Serafino Gubbio per lamentarsi della meccanicizzazione della vita

Luigi Pirandello, con il suo romanzo “Quaderni di Serafino Gubbio operatore”, è tra i protagonisti della prima prova dell’Esame di Maturità 2024. In un passaggio emblematico, Pirandello utilizza il personaggio di Serafino Gubbio per lamentarsi della meccanicizzazione della vita e del contrasto con l’arte della scrittura, che egli stesso usa come vendetta. Inizia con un ritmo caratterizzato dall’allitterazione della “s” (come si vede nella sequenza “soddisfo”, “scrivendo”, “sfogo”, “scarico”). Gubbio, infatti, si definisce “una mano che gira una manovella”, esprimendo il rimpianto per un tempo in cui l’uomo “deificava i suoi sentimenti e li adorava”.

Il testo tratto da Quaderni di Serafino Gubbio operatore

“Soddisfo, scrivendo, a un bisogno di sfogo, prepotente. Scarico la mia professionale impassibilità e mi vendico, anche; e con me vendico tanti, condannati come me a non esser altro, che una mano che gira una manovella. Questo doveva avvenire, e questo è finalmente avvenuto!L’uomo che prima, poeta, deificava i suoi sentimenti e li adorava, buttati via i sentimenti, ingombro non solo inutile ma anche dannoso, e divenuto saggio e industre, s’è messo a fabbricar di ferro, d’acciajo le sue nuove divinità ed è diventato servo e schiavo di esse.Viva la Macchina che meccanizza la vita!”“Vi resta ancora, o signori, un po’ d’anima, un po’ di cuore e di mente? Date, date qua alle macchine voraci, che aspettano! Vedrete e sentirete, che prodotto di deliziose stupidità ne sapranno cavare.

Per la loro fame, nella fretta incalzante di saziarle, che pasto potete estrarre da voi ogni giorno, ogni ora, ogni minuto?”“È per forza il trionfo della stupidità, dopo tanto ingegno e tanto studio spesi per la creazione di questi mostri, che dovevano rimanere strumenti e sono divenuti invece, per forza, i nostri padroni.
La macchina è fatta per agire, per muoversi, ha bisogno di ingojarsi la nostra anima, di divorar la nostra vita. E come volete che ce le ridiano, l’anima e la vita, in produzione centuplicata e continua, le macchine? Ecco qua: in pezzetti e bocconcini, tutti d’uno stampo, stupidi e precisi, da farne, a metterli sù, uno su l’altro, una piramide che potrebbe arrivare alle stelle. Ma che stelle, no, signori! Non ci credete.

Neppure all’altezza d’un palo telegrafico. Un soffio li abbatte e li ròtola giù, e tal altro ingombro, non più dentro ma fuori, ce ne fa, che – Dio, vedete quante scatole, scatolette, scatolone, scatoline? – non sappiamo più dove mettere i piedi, come muovere un passo. Ecco le produzioni dell’anima nostra, le scatolette della nostra vita!“Che volete farci? Io sono qua. Servo la mia macchinetta, in quanto la giro perché possa mangiare. Ma l’anima, a me, non mi serve. Mi serve la mano; cioè serve alla macchina. L’anima in pasto, in pasto la vita, dovete dargliela voi signori, alla macchinetta ch’io giro. Mi divertirò a vedere, se permettete, il prodotto che ne verrà fuori. Un bel prodotto e un bel divertimento, ve lo dico io”

Pirandello critica aspramente la transizione dell’uomo

Pirandello critica aspramente la transizione dell’uomo, che ha abbandonato i sentimenti perché diventati un peso per la società, divenendo servo della fabbrica e delle macchine. Queste ultime sono viste come nuove divinità voraci, che si cibano dell’anima, del cuore e della mente degli uomini. Il drammaturgo scrive ironicamente: “Per la loro fame, nella fretta incalzante di saziarle, che pasto potete estrarre da voi ogni giorno, ogni ora, ogni minuto?”. Questa critica feroce sottolinea come le macchine abbiano preso il posto dell’uomo, riducendolo a un mero esecutore.

Pirandello descrive questo fenomeno come “il trionfo della stupidità”

Pirandello descrive questo fenomeno come “il trionfo della stupidità”, riferendosi all’impegno umano nel creare macchine che sono poi diventate i loro padroni. Le macchine, con il bisogno di ingoiare la nostra anima e divorare la nostra vita, restituiscono all’uomo solo “pezzetti e bocconcini, tutti d’uno stampo, stupidi e precisi”. Questa visione pessimistica offre un’illusione di progresso, che però può essere facilmente distrutta: “Un soffio li abbatte e li ròtola giù, e tal altro ingombro”, trasformandoli in “scatole, scatolette, scatolone, scatoline”, con l’allitterazione della “s” che ritorna, sorniona.

Il passaggio si chiude con una visione disincantata del futuro

Il passaggio si chiude con una visione disincantata del futuro data da Serafino Gubbio. Egli, pur volendo in parte sottrarsi a questo destino, accetta con disillusione il suo ruolo: “Che volete farci? Io sono qua. Servo la mia macchinetta, in quanto la giro perché possa mangiare”. Gubbio esprime una sorta di rassegnazione, sottolineando che a lui poco importa dell’anima, poiché in questa nuova società serve solo la sua mano. Con un tono ironico e distaccato, afferma: “Mi divertirò a vedere, se permettete, il prodotto che ne verrà fuori. Un bel prodotto e un bel divertimento, ve lo dico io”.

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