Un viaggio immaginario nel pensiero di Donatello, lo scultore che diede vita alla materia, trasformando il bronzo e il marmo in pura emozione…

Un viaggio immaginario nel pensiero di Donatello, lo scultore che diede vita alla materia, trasformando il bronzo e il marmo in pura emozione. Le risposte sono frutto di immaginazione, ma coerenti con la sua visione artistica e storica.
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Come descriveresti il tuo rapporto con il bronzo e il marmo?
Sono materiali vivi. Il marmo resiste, il bronzo si piega al fuoco. Con le mani e con il cuore, ogni forma è una sfida per dare vita a ciò che solo l’anima può vedere.
Perché hai osato tanto con il David?
Perché la forza non sta nella grandezza fisica, ma nel coraggio dello spirito. Il mio David è giovane, vulnerabile, ma pieno di fede. Rappresenta l’uomo che affronta il gigante con la sola forza della mente.
Cosa rende umane le tue sculture?
L’imperfezione. Le emozioni si leggono nei dettagli: un muscolo teso, uno sguardo assorto. La vita non è simmetria, ma energia.
Come sei riuscito a dare tanta intensità ai tuoi lavori?
Studio, osservo e scolpisco ciò che vedo dentro di me. Ogni gesto è un movimento dell’anima. Devo sentire la tensione prima di scolpirla.
Cos’è per Donatello la bellezza?
È verità. Non cerco la perfezione classica, ma l’autenticità. Una figura è bella quando racconta una storia che tocca il cuore.
Come vivi il tuo tempo nella Firenze dei Medici?
È un tempo di splendore e contraddizioni. La mia arte è nutrita dalla grandezza della città, ma è anche una ribellione contro l’effimero. La gloria è temporanea; la verità della materia è eterna.
Qual è la tua scultura più significativa?
Il Gattamelata. È il simbolo del potere umano su se stesso, del dominio della volontà. Ma anche il San Giorgio mi è caro: difende con fede, non con la spada.
Quale insegnamento lasci agli artisti del futuro?
Di avere coraggio e di ascoltare la materia. Ogni blocco di marmo ha una storia da raccontare, ogni lastra di bronzo può trasformarsi in vita. Guardate con il cuore e non con gli occhi.
Hai mai temuto il giudizio del pubblico?
Il pubblico è un giudice severo, ma il vero giudice è l’artista stesso. Se un’opera non emoziona chi la crea, non emozionerà nessuno.
Donatello, come vedi il futuro della scultura?
L’arte è infinita. Ogni generazione aggiungerà un tassello alla verità umana. Io sogno che la scultura non sia mai solo materia, ma sempre emozione viva.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

