Last Updated on 23/06/2026
Nato il 23 giugno 1926 e morto il 22 giugno 2025, Arnaldo Pomodoro ha attraversato guerre, rivoluzioni culturali e trasformazioni sociali. Sempre fedele a una visione: scolpire il tempo, aprirlo, mostrarne i meccanismi nascosti…

Nato il 23 giugno 1926 e morto il 22 giugno 2025, Pomodoro ha attraversato guerre, rivoluzioni culturali e trasformazioni sociali. Sempre fedele a una visione: scolpire il tempo, aprirlo, mostrarne i meccanismi nascosti. In ogni sua scultura c’era una tensione tra forma perfetta e ferita interiore. La sua arte non è mai stata decorativa, ma rivelatrice. Ogni spaccatura, ogni vuoto era un pensiero.
Le Sfere che raccontano il mondo
L’opera che ha reso Pomodoro immortale è la Sfera con sfera, una delle icone artistiche più riconoscibili del Novecento. Il bronzo lucido, levigato fino alla perfezione, si apre come una ferita meccanica. All’interno, ingranaggi, vuoti e pieni raccontano l’anatomia invisibile del mondo. Questa scultura ha fatto il giro del pianeta: si trova davanti alla sede delle Nazioni Unite a New York, ai Musei Vaticani, alla Farnesina, all’Università di Berkeley. Ovunque venga collocata, cambia il paesaggio. Non solo per la sua forma, ma per ciò che costringe a vedere. A Pesaro, città a lui cara, la Sfera Grande si affaccia sull’Adriatico. Sembra un sole alieno o un pianeta spezzato. Ma è anche un cuore di metallo che pulsa in riva al mare.
Milano, il cuore dell’eredità
Nella sua città d’adozione, Milano, Pomodoro ha lasciato opere che parlano ancora. Il Disco in forma di rosa del deserto, in Piazza Meda, si impone come una reliquia postmoderna. Tra luci e riflessi, rivela quanto la scultura possa dialogare con l’architettura e la vita urbana. Lì, nella sua casa-studio oggi trasformata in fondazione, resta custodita la sua ultima opera: il sipario in bronzo per il Teatro dell’Arte della Triennale. Un addio elegante, quasi profetico, al mondo del visibile.
Un’eredità scolpita nella materia
Le sue opere continuano a vivere, mute e presenti, come oracoli di metallo. Non gridano, ma resistono. Non raccontano, ma fanno pensare. In un tempo che consuma ogni cosa, Pomodoro ha lasciato opere che restano. E che, forse, ci aiutano ancora a vedere dentro il mondo.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

