Nel maggio del 1910, Umberto Boccioni visitò Palermo durante un viaggio che avrebbe cambiato la sua visione artistica…

Nel maggio del 1910, Umberto Boccioni visitò Palermo durante un viaggio che avrebbe cambiato la sua visione artistica. Qui scoprì una città stratificata, in cui architettura araba, mercati medievali e fili telegrafici convivevano in un caos vibrante.
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In quei giorni, Palazzo dei Normanni e i vicoli di Ballarò divennero il banco di prova per una pittura del movimento: Boccioni non guardava la città, ma la attraversava, traducendo su carta e tela l’energia che si sprigionava ad ogni angolo. I suoi schizzi palermitani, conservati in collezioni private, mostrano linee oblique, masse impilate, tensione spaziale, elementi che riecheggiano opere come La città che sale. Non è un diario visivo, ma uno spartito dinamico: la città come sinfonia di forme e suoni, non come paesaggio statico.
Il legame con il Manifesto della pittura dei suoni, dei rumori e degli odori
Pochi mesi dopo, Boccioni pubblicò il Manifesto della pittura dei suoni, dei rumori e degli odori, manifesto dove la dimensione sensoriale diventa grammatica pittorica. Palermo non compare, ma resta nel suo stile: la città del Sud lo portò a connettere architettura, folla e tempo in una pittura che pulsa. Quella terra densa gli mostrò la possibilità di vedere la pittura come movimento continuo, permanente.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.
