Un esperimento sonoro mai eseguito pubblicamente. Un compositore trascrisse il gesto di Lucio Fontana in musica, lasciando che il silenzio fosse suono…

Nel 2001, il compositore milanese Paolo Perezzani scrisse una breve partitura per quartetto d’archi intitolata Concetto spaziale per suoni e silenzi, ispirata ai celebri tagli di Lucio Fontana. Ogni incisione del quadro corrispondeva a una pausa musicale.
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Musica sottratta
Nessuna nota prolungata. Solo colpi d’arco brevi, respiri, silenzi millimetrici. La partitura era scritta su carta nera, come omaggio alla tela tagliata. Nessuna intenzione imitativa, ma un lavoro concettuale. Il gesto di Fontana diventava ritmo.
Una sola prova
L’opera fu provata una volta in un’aula dell’Accademia di Santa Cecilia. I musicisti definirono l’esperienza “più teatrale che musicale”. Perezzani non tentò mai di eseguirla in pubblico. Disse: “È un suono che funziona solo se non lo si ascolta”.
Arte invisibile
L’opera resta oggi inedita. Solo alcune pagine della partitura sono state pubblicate in un catalogo di arte e musica concettuale. È forse l’unico tentativo italiano di far suonare un’assenza. Di scrivere la musica del vuoto.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

