Dal 9 ottobre al cinema, Tre ciotole è un racconto sul dolore e sulla ricerca di senso attraverso le vite di Marta e Antonio

Tre Ciotole è il nuovo film di Isabel Coixet, tratto dall’omonimo libro di Michela Murgia. In uscita nelle sale italiane il 9 ottobre 2025, porta sullo schermo due dei racconti contenuti nel volume, intrecciando le vicende personali di Marta e Antonio, una coppia che si separa e si ritrova a fare i conti con il peso della malattia e delle scelte di vita.
Marta e Antonio, due percorsi paralleli
Marta, interpretata da Alba Rohrwacher, reagisce alla rottura chiudendosi in sé stessa e manifestando un disturbo legato all’alimentazione. Antonio, a cui dà volto Elio Germano, è uno chef in ascesa che si rifugia nel lavoro. Nonostante sia stato lui a lasciarla, resta intrappolato nel ricordo della relazione, fino a comprendere di aver commesso un errore.
Il cibo come metafora esistenziale
La perdita di appetito di Marta diventa un segnale che va oltre la dimensione affettiva. Il film utilizza il cibo come simbolo della vita, della sua fragilità e della sua scadenza. Attraverso la cucina e la musica, Coixet costruisce un linguaggio visivo che mette in relazione corpo, memoria e desiderio.
Il tema della vita e della morte
Tre Ciotole affronta in maniera diretta il rapporto con la fine e con la necessità di trovare senso nell’esistenza. Il racconto mostra come il dolore possa trasformarsi in occasione di consapevolezza e di resistenza, con una protagonista che riesce a mantenere curiosità e vitalità anche davanti alla malattia.
Il cast e le interpretazioni
Accanto ad Alba Rohrwacher ed Elio Germano, nel film compaiono Silvia D’Amico, Galatea Bellugi, Francesco Carril e Sarita Choudhury. Le interpretazioni si muovono tra intimità e vulnerabilità, dando corpo a personaggi che vivono la distanza, la memoria e la necessità di ridefinire il proprio posto nel mondo.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

