Sessanta opere di Antonio Ligabue tra oli e disegni per un ritratto senza filtri dell’artista, dall’infanzia alla maturità, tra visioni primordiali e autoritratti intensi

Dal 28 novembre 2025 al 7 giugno 2026, il Palazzo di Città di Cagliari ospita per la prima volta una grande retrospettiva dedicata ad Antonio Ligabue. L’esposizione, intitolata “Antonio Ligabue. La grande mostra”, riunisce circa sessanta opere tra dipinti e disegni, restituendo l’evoluzione del linguaggio dell’artista lungo l’intero arco della sua produzione.
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Un percorso che attraversa temi ricorrenti
Il percorso espositivo si sviluppa attraverso i nuclei tematici più riconoscibili dell’immaginario di Ligabue: le scene di vita rurale, gli ambienti della campagna, le carrozze, le troike e i postiglioni, fino agli autoritratti che occupano un ruolo centrale. Le opere mettono in evidenza un linguaggio figurativo immediato, costruito su memoria personale, osservazione diretta e un istinto pittorico spesso legato alla sfera emotiva.
Autoritratti e bestie feroci: l’anima in scena
In mostra trovano particolare risalto gli autoritratti, nei quali Ligabue indaga se stesso con un’intensità priva di artifici. Accanto a questi, le rappresentazioni di animali — selvatici o domestici — emergono come immagini dal forte valore simbolico. I soggetti non sono trattati come semplici figure naturalistiche: diventano veicoli di un mondo interiore agitato, segnato da impulsi primordiali, fragilità e desiderio di riconoscimento.
Un allestimento pensato per una narrazione completa
L’esposizione è promossa dal Comune di Cagliari, con la collaborazione delle principali istituzioni culturali del territorio. La cura scientifica è affidata a Francesco Negri e Francesca Villanti, che articolano un allestimento in grado di guidare il visitatore attraverso le diverse fasi della produzione di Ligabue. L’accesso avviene tramite prenotazione obbligatoria e l’apertura è prevista dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 18.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

