Una retrospettiva su Joan Miró a Napoli per esplorare le molteplici innovazioni dell’artista catalano. Tra litografie, libri d’arte e copertine, fino al dialogo con la parola scritta e le arti grafiche

Dal 5 dicembre 2025 al 19 aprile 2026 la Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta di Napoli, sede del LAPIS MUSEUM, ospita Joan Miró: per poi arrivare all’anima. La mostra propone un’analisi della sua attività grafica, privilegiando le sperimentazioni rispetto alle opere pittoriche più celebri, con l’obiettivo di offrire un’interpretazione ampliata della sua poetica.
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Sette sezioni per una visione completa
L’esposizione è articolata in sette aree tematiche. La prima indaga il rapporto tra Miró e il mondo dell’editoria, dove il libro diventa un laboratorio creativo. Una seconda sezione è dedicata alla sua produzione litografica, tra acqueforti e acquetinte. Seguono i nuclei dedicati alle figure ricorrenti — donne, uccelli e personaggi simbolici — e quello riservato alle collaborazioni con scrittori, poeti e artisti.
Un approfondimento è poi riservato ai legami con musica e teatro, fino alla sezione dedicata a Ubu Roi, che ripercorre la reinterpretazione mironiana del personaggio di Alfred Jarry. Chiude il percorso l’analisi del rapporto tra parole e segni, centrale nella sua ricerca.
Oltre cento opere tra litografie e lavori su carta
In mostra sono presenti oltre cento opere, in gran parte provenienti da collezioni private. Si tratta soprattutto di lavori grafici realizzati tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta. Tra le litografie e le acqueforti esposte figurano lavori dedicati alle sperimentazioni cromatiche, ai giochi tipografici e alla ricerca tecnica, che testimoniano l’interesse dell’artista per le possibilità espressive della stampa.
Un Miró meno celebrato ma fondamentale
Il percorso espositivo propone una lettura che mira a superare gli stereotipi legati al solo Surrealismo, presentando un Miró attento al dialogo tra immagine e parola, tra gesto e materia, tra arte e riproduzione. Ne emerge una figura poliedrica, legata a una dimensione interdisciplinare che ha segnato profondamente il suo lavoro.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.
