La mostra fotografica “Seeing Auschwitz” documenta l’Olocausto da tre prospettive: quello dei carnefici, dei prigionieri e degli Alleati, accompagnata da un programma formativo e didattico

Torino ospita per la prima volta in Italia Seeing Auschwitz, una mostra fotografica di respiro internazionale che porta nelle sale espositive dell’Archivio di Stato un ampio reportage visivo sull’Olocausto. L’esposizione, commissionata nel 2020 da Organizzazione delle Nazioni Unite e Unesco e già presentata in varie città europee e americane, sarà visitabile gratuitamente dal 23 gennaio al 31 marzo 2026, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18, con una sezione anche allestita a Palazzo Lascaris, sede del Consiglio regionale del Piemonte.
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Il percorso espositivo e i punti di vista
La mostra si sviluppa attraverso oltre cento fotografie realizzate tra il 1941 e il 1944 all’interno del campo di sterminio nazista di Auschwitz‑Birkenau. Le immagini sono organizzate in nove aree tematiche distribuite in quattro spazi espositivi e offrono una narrazione articolata: fotografie scattate dai nazisti per documentare le procedure del campo, scatti clandestini realizzati dai prigionieri grazie all’aiuto della resistenza polacca e riprese dall’alto effettuate dagli Alleati durante le ricognizioni aeree.
Oltre alla visione: attività e didattica
L’apertura al pubblico è accompagnata da un programma di attività didattiche rivolte a diverse fasce d’età, dalle scuole elementari all’università, con laboratori, visite guidate, presentazioni di libri, conferenze e dibattiti. L’obiettivo dichiarato dagli organizzatori è utilizzare la fotografia come strumento di conoscenza diretta per informare sulle tragedie dell’Olocausto e sostenere la formazione di una memoria consapevole, in un momento in cui fenomeni di banalizzazione del genocidio rischiano di ridurre la percezione storica del passato.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.
