Romanzo di formazione, memoir letterario, riflessione narrativa sulle classi sociali, “Compiti a casa” di Geoff Dyer è edito in Italia da Il Saggiatore con la traduzione di Katia Bagnoli…
Romanzo di formazione, memoir letterario, riflessione narrativa sulle classi sociali, “Compiti a casa” edito in Italia da Il Saggiatore con la traduzione di Katia Bagnoli, è il racconto di come lo scrittore Geoff Dyer sia passato dall’infanzia in una casa modesta di un’anonima cittadina inglese alle eburnee aule dell’Università di Oxford. Un ritratto autobiografico che si allarga fino a diventare quello di un’intera epoca, di una nazione e di un mondo alle prese con i rapidi cambiamenti collettivi degli anni sessanta e settanta del secolo scorso.
La trama del libro
Quella del piccolo Geoff è un’infanzia ordinaria, caratterizzata da armi giocattolo e soldatini di plastica, zuccheri raffinati, cowboy e James Bond, televisione, cibo in scatola, un padre molto tirchio, una madre bravissima a confezionare maglioni di lana per il suo unico figlio: un repertorio canonico per una famiglia della middle class inglese nel fiore dell’era del welfare e del consumismo, ma che la scrittura di Dyer trasforma in un atlante dettagliato con cui muoversi lungo la propria vita e il proprio tempo. In quest’opera il suo sguardo si focalizza su quella linea d’ombra che è l’adolescenza, in tutte le sue declinazioni – il complicato passaggio alle superiori, le avventure e le delusioni amorose, la scoperta della musica e della passione per i libri –, facendone lo strumento attraverso cui leggere le dissonanze e i cortocircuiti della società contemporanea: quella del passato e quella, ancora più confusa, del presente.
In “Compiti a casa” Geoff Dyer dimostra che non è necessario aver vissuto una vita incredibile per descrivere qualcosa di universale: con il consueto sguardo autoironico e tagliente, Dyer trasforma l’ordinario in rivelazione, leggendo nei mille dettagli della propria infanzia le forze invisibili che ci plasmano tutti. La rivelazione di come, dentro ciò che sembra una storia privata, si nasconde l’esperienza comune di diventare sé stessi.
Questo lavoro è stato accolto piuttosto bene dalla comunità letteraria internazionale, che ha sottolineato la profonda abilità di Geoff Dyer nel trasmettere esperienze e ricordi attraverso la parola scritta, fornendo un’analisi ricca e variegata del suo lavoro, lodando la sua capacità di evocare emozioni e connessioni con il lettore.
Voci autorevoli sulla critica al libro
Parlando di “Compiti a casa”, la scrittrice e saggista britannica Zadie Smith ha fatto riferimento a un’epoca più semplice e nostalgica, caratterizzata da momenti incantevoli dell’infanzia. Mentre Jeffrey Eugenides, scrittore statunitense e Premio Pulitzer, ha messo in evidenza come Dyer riesca a farci riscoprire ricordi e sentimenti, rendendo ogni pagina un viaggio condiviso. Jonathan Lethem, scrittore e saggista statunitense noto per il suo stile letterario caratterizzato dal frequente amalgamarsi di una grande varietà di generi e registri, si è concentrato sulla fusione di arguzia e vulnerabilità, elogiando come Dyer usi il proprio talento per esplorare il suo mondo interiore.
Richard Ford, scrittore statunitense vincitore sia del Premio PEN/Faulkner sia del Premio Pulitzer per la narrativa, ha apprezzato l’impatto emotivo di “Compiti a casa”, definendolo un capolavoro che offre gioia e introspezione. Infine Merve Emre – scrittrice, accademica e critica letteraria turco-americana – ha indicato la qualità della scrittura di Dyer, capace di far sentire il lettore coinvolto in una conversazione intima.
Tutte queste voci descrivono un testo che non è solo un racconto autobiografico, ma un’esperienza collettiva che parla a tutti noi, risuonando con la nostra umanità e la nostra storia. La combinazione di umorismo, introspezione e nostalgia è il filo conduttore che unisce queste valutazioni, rendendo il libro di Dyer un’opera di grande rilevanza e impatto emotivo.
Un libro godibile per ogni tipo di lettore
Per me “Compiti a casa” di Geoff Dyer è un libro godibile per ogni tipo di lettore, ancora di più per gli aspiranti scrittori, un testo che si candida a riferimento di genere affiancando l’esemplare “On writing” di Stephen King tra le autobiografie di scrittori che parlano della propria scrittura. Anche se il testo di King è in parte un manuale di scrittura, mentre nel saggio di Dyer ci sono l’esistenza e i fatti che hanno portato l’autore verso il mestiere di scrittore.
Ho molto apprezzato la scelta di disseminare nel testo foto di famiglia, mappe di luoghi in cui si è vissuto ed altri appunti di vita: rendono l’opera viva, l’aprono alla dimensione dell’accoglienza. Ma soprattutto invidio all’autore la disponibilità ad accogliere prima di tutti sé stesso, per donarsi agli altri. Ricevere, diventare dono e restituire. Agli altri come per il proprio bene.
Una fanciullezza semplice ma appagata
C’è soprattutto un uso credibile dell’infanzia, come età felice, quando tutto era ingenuo e epico. Dyer non si limita a recuperare i ricordi di un tempo passato: restituisce episodi indiscutibili di una fanciullezza semplice ma appagata, faticosa ma densa di speranza ed entusiasmo. Tutto parte da un trasloco che coincide con la sua nascita.
“Abbiamo vissuto qui (a Farfield Walk) – mia madre, mio padre e io – dal 1958, anno della mia nascita, fino al 1970, quando avevo undici anni. Mia madre andava fiera del fatto che la nostra fosse l’ultima di una fila di case a schiera, praticamente una bifamiliare insolitamente estesa. Anche senza questo incremento di status, era un edificio ricco di fascino. I mattoni delle facciate di tutta la schiera, rivolte a est, avevano un rivestimento di smalto segnato qua e là da crepe a ragnatela: erano i danni provocati dal fuoco nemico durante la Seconda guerra mondiale. I tedeschi non solo avevano attraversato la Manica, ma in qualche modo erano riusciti ad arrivare nel Gloucestershire, risalendo Fairhaven Street fino alla prima linea di Farfield Walk. Pur essendo storicamente inesatta, questa nostra convinzione dimostrava quanto la guerra fosse ancora vicina per i ragazzi cresciuti negli anni sessanta”.
Chi sono Geoff Dyer e Katia Bagnoli
Geoff Dyer (Cheltenham, 1958) è considerato uno dei più importanti scrittori inglesi contemporanei. Le sue opere di narrativa e saggistica sono state tradotte in ventiquattro lingue. Il Saggiatore ha pubblicato Sabbie bianche (2017), Il colore della memoria (2017), Zona (2018), Natura morta con custodia di sax (2019), Fuga (2020), Per pura rabbia (2021), L’infinito istante (2022), Gli ultimi giorni di Roger Federer (2023) e Amore a Venezia, morte a Varanasi (2024).
Katia Bagnoli (Milano, 1956) ha tradotto, tra gli altri, Olivia Laing, Jeffrey Eugenides, Neil Gaiman, James Salter, Gary Shteyngart, Isaac B. Singer, Colson Whitehead, Ma Jian e Ai Weiwei.
Scheda del libro
Titolo: Compiti a casa
Autore: Geoff Dyer
Editore: Il Saggiatore
Anno edizione: 2026
Pagine: 370
ISBN: 9788842835516
Prezzo: € 16,00
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Classe 1977, consulente di comunicazione. Vivo fra Roma e l’Umbria. Prima e dopo la laurea sono passato per varie reincarnazioni: sarto, guerrilla marketer, responsabile ufficio stampa nel settore del trasporto aereo, ghost writer. Mi occupo dello sviluppo di progetti editoriali e organizzo festival letterari. Leggo libri, da scrittore sospeso ne scrivo recensioni.

