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‘La casa di Jack’, Matt Dillon nei panni di un serial killer psicopatico

Di Mario Greco

Arriva il 28 febbraio nelle sale italiane il nuovo film del controverso e pluripremiato regista danese Lars Von Trier, La casa di Jack. La pellicola (durata 155 min.), acclamata a Cannes, ha come protagonista Matt Dillon nei panni di un serial killer psicopatico. L’attore americano, che si trova ad affrontare una delle interpretazioni più difficili di tutta la sua carriera, alla presentazione romana del film ha affermato:

“Certamente ho provato diversi dubbi prima di girare il film, l’argomento non mi interessava particolarmente, ma ammiravo molto il regista ed ero convinto che avrei imparato molto. Subito dopo aver accettato la parte, ho cominciato ad avere dei dubbi. Temevo di non riuscire a farcela, perché da essere umano giudicavo il personaggio. Avevo paura che avrei rifiutato me stesso in quel ruolo”.

La casa di Jack non è solo la storia di un artista fallito e psicopatico che arriva a macchiarsi di crimini efferati e di ben 60 omicidi. Tra uomini, donne e bambini. Ma è anche un viaggio all’interno dell’inferno dantesco dove Jack (Matt Dillon), che sembra essere quasi una caricatura di Dante Alighieri, si trova a dialogare con Virge, una sorta di Virgilio, impersonato dall’attore Bruno Ganz, recentemente scomparso.

La casa di Jack
La casa di Jack

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La trama di ‘La casa di Jack’

Anni 70’. Jack (Matt Dillon) è un artista fallito che si trasforma in un serial killer psicopatico. La storia segue 5 incidenti come lui stesso li chiama: la prima vittima è una donna bionda ed elegante (Uma Thurman) che viene uccisa con un cric per auto rosso. Seguono i delitti crudeli e violenti di altre donne, finanche la famiglia e i due bambini. Puntualmente il killer fotografa le vittime preso quasi da un delirio visionario. Durante tutto il film il protagonista, Jack, dialoga con una voce maschile Virge (Bruno Ganz), che ritroverà alla fine all’inferno. Egli racconta i suoi omicidi dal suo punto di vista, come delle opere d’arte.

Bruno Ganz nella sua ultima interpretazione

Nel film ritroviamo un sublime Bruno Ganz nella sua ultima interpretazione. Matt Dillon ha affermato: ‘Sono molto triste per la sua morte, e mi ritengo fortunato di aver lavorato con lui che considero un grande attore: sono un suo fan da quando avevo 17 anni. Bruno ha visto il film prima di me perché io avevo paura di vederlo e mi disse: ho amato il film, è bellissimo e tu sarai orgoglioso della tua performance!’.

Il nostro commento

Lars Von Trier, dopo l’espulsione a Cannes del 2011 (in concorso con ‘Melancholia’) per le sue affermazioni naziste, torna a stupire con un film violento ed elegante. L’umorismo dark del regista rende la sceneggiatura non solo cruenta e brutale per l’efferatezza degli omicidi, ma anche raffinata ed elegante per i suoi collegamenti all’arte e alla letteratura. Come nel caso dell’inferno dantesco. Questo continuo dialogo tra Jack e Virge sugli omicidi rende la trama incalzante e ritmata.

Matt Dillon, che nella sua carriera ha affrontato ruoli comici (‘Tutti pazzi per Mary’) e drammatici ( ‘Drugstore Cowboy’ e ‘Contatto fisico’, che gli è valsa una candidatura agli oscar), ha sicuramente affrontato magistralmente il personaggio più complesso di tutta la sua carriera. Un personaggio che non tutti avrebbero accettato. Un serial killer psicopatico che uccide, non perché ha dei legami con le vittime, come nel caso dei delitti passionali, ma perché nella sua follia visionaria vede negli omicidi dell’opere d’arte. Dillon afferma : ‘Jack è uno psicopatico, un artista fallito, un uomo che non sente empatia verso le vittime, che non ha nessun legame con i delitti passionali nei confronti di donne’.

Matt Dillon in La casa di Jack
Matt Dillon in La casa di Jack

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