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Prima della statua: Il Museo Atelier Canova – Tadolini, tra calchi e modelli

Nel famoso ex- laboratorio del Museo Atelier Canova – Tadolini si entra in contatto con il processo di creazione scultorea di una famiglia dedita completamente all’arte

Museo Atelier Canova – Tadolini
Museo Atelier Canova – Tadolini

All’incrocio di via del Babuino e via dei Greci, in un famoso ex- laboratorio si entra in contatto con il processo di creazione scultorea di una famiglia dedita completamente all’arte.

La storia del Museo Atelier Canova – Tadolini

È il 1818 quando Antonio Canova firma, come garante, un contratto d’affitto per il suo pupillo Adamo Tadolini (1788 -1868) con gli amministratori del Collegio di via dei Greci. Artista fecondo, quest’ultimo è celebre principalmente per l’esecuzione del simulacro di S. Paolo e della Religione, per la basilica di S. Pietro, e di due monumenti equestri al Libertador Simon Bolivar, a Lima e a Caracas. Vero e proprio erede spirituale dello scultore di Possagno, il Tadolini riceve dal maestro il modello originale del gruppo scultoreo Amore e Psiche, con la libertà di eseguirne quante copie desideri.

Alla morte di Adamo i figli Scipione (1822 -1893) e Tito (1828 -1910) continuano ad usufruire di questi vani, dando vita ad un’associazione per la realizzazione di copie. Scipione, in particolare, lega il suo nome a soggetti muliebri e mitologici. Porta la sua firma anche un busto di Vittorio Emanuele II, conservato presso il Senato della Repubblica. Suo figlio Giulio (1849 -1918) raggiunge la gloria con la realizzazione del monumento a Leone XIII, conservato presso la basilica papale di S. Giovanni in Laterano.

L’ultimo discendente di Adamo a possedere le stanze sopra menzionate è Enrico (1884 -1967). Egli si fa portavoce di quella classicità tanto cara alla sua famiglia, perseguendola attraverso le varie correnti artistiche che si avvicendano nel suo tempo. Gli ambienti, utilizzati da quattro generazioni di Tadolini (lavoravano al pianterreno, mentre il primo piano era ad uso abitativo), vengono venduti alla morte di Enrico.

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Il disordine è la gioia della fantasia”

I vani in questione sono ricolmi di modelli e calchi, grazie ai quali è stato possibile eseguire le opere finite. Regnanti, principi, prelati, scienziati e condottieri hanno posato tra queste mura. La collezione, vincolata dai Beni Culturali, è così suddivisa: sala anatomia (che espone varie porzioni anatomiche umane), sala Scipione 1, sala Scipione 2, sala Canova, sala Enrico, sala Adamo, sala Giulio, sala Paolina.

Tra i cinquecento pezzi presenti, degni di nota la “Danzatrice con cembali”, il “Torso di Paolina Borghese” e la “Venditrice di amorini”, tutti e tre di Canova. Interessante anche il bassorilievo “La notte”, del danese Thorvaldsen, il bozzetto della succitata statua di Leone XIII, di Giulio, e quello della Santa Francesca Cabrini, di Enrico.

Non manca materiale fotografico e cartaceo dall’indiscusso valore storico-culturale. Ad esempio, la lettera di Gioacchino Rossini ad Adamo, in cui il musicista commissiona il monumento funebre per il suocero. «Io non so disegnare, pure ti faccio due segnacci onde tu col tuo genio possa riporlo come credi», queste le parole del compositore, da cui si deduce tutta la sua stima per l’artista. Parimenti importante l’iscrizione del 1869 di papa Pio IX: contiene una lode all’arcangelo di Giulio, ora a Boston. All’interno del Museo Atelier Canova – Tadolini è possibile usufruire di servizi di caffetteria e ristorazione.

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Le foto del Museo Atelier Canova – Tadolini

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