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Intervista a Irene Blundo: “Mare di conchiglia”, l’amore e la libertà

Ha appena una settimana il gioiellino firmato Irene Blundo, nota penna giornalistica e oggi al suo debutto nella narrativa. Un libro sensibile, delicato, fatto di episodi, di ricordi, di bellezza.

Ha appena una settimana il gioiellino firmato Irene Blundo, nota penna giornalistica e oggi al suo debutto nella narrativa. Un libro sensibile, delicato, fatto di episodi, di ricordi, di bellezza. Il suo “Mare di conchiglia”, pubblicato da Laurum editrice, comprende 14 racconti, scritti col cuore. Con la prefazione del giornalista Fabrizio Brancoli, direttore del quotidiano Il Tirreno. Momenti di vita, a metà tra passato e presente, realtà e immaginazione, ambientati in Toscana, Sicilia, Sardegna, Costiera Amalfitana e a Gaeta.

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L’autrice, che nel 2015 ha pubblicato il Millelire di Stampa Alternativa “Bianciardi d’essai” e che nel 2016, per Laurum editrice, ha scritto il libro “Grosseto nel fango. 50 anni dall’alluvione dei dimenticati”, ha lavorato quasi 17 anni per il quotidiano La Nazione, e attualmente collabora con la rivista “Storia e storie di Toscana”, edizioni Medicea Firenze. Di cultura e spettacoli si occupa anche nel suo blog Entrevista. Nel 2019, inoltre, le è stato assegnato a Pisa il Premio Europa per la sua “instancabile attività per la promozione della cultura e della letteratura in particolare”.

Dalla quarta di copertina: “Dagli album dei ricordi spunta fuori quella foto che mi fa tanto ridere. Con tenerezza. Avrò avuto quattro anni e sto impettita a guardare il mare, sugli scogli di Punta Secca. Ai piedi due zoccoli enormi per me, che bello da bimbe infilarsi le scarpe della mamma. Ho il viso imbronciato e il corpo proteso verso il blu, in attesa. Esistono convinzioni che ci appartengono senza conoscerne l’origine. Non sapevo quando avrei trovato l’amore. Sapevo, però, che sarei stata Penelope”.

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Sei domande a Irene Blundo

Qual è il racconto a cui sei più legata e perché?

Il racconto a cui sono più legata è “Penelope”. Infatti in quarta di copertina figura proprio un brano di questo racconto. Le emozioni legate ai ricordi dell’infanzia a Punta Secca, diventata poi Marinella nella trasposizione televisiva dei romanzi su Montalbano, si uniscono ai sentimenti di adesso. In molti racconti della raccolta il passato e il presente si incontrano. Da quella bambina che con gli zoccoli della mamma guarda l’orizzonte dagli scogli della Sicilia, alla donna che sono diventata e attende il marito marittimo.

C’è qualche pagina che, mentre la scrivevi, ti è pesato scrivere, per qualche ricordo specifico?

No, sono racconti di bellezza: amore, paesaggi, monumenti, affetti, arte, musica. Certo, non c’è soltanto il sole, qualche nota cupa compare, è la vita. Non è comunque una autobiografia. Ho preso spunto da alcuni fatti personali ma altre situazioni sono romanzate o inventate.

C’è un senso nella scelta delle location dei tuoi racconti?

Sì, largo spazio ha la Toscana, la Maremma in particolare, la terra dove sono nata e cresciuta. Figurano le isole d’Elba, di Giannutri e del Giglio, e poi Porto Santo Stefano, Castiglione della Pescaia, Punta Ala, Alberese. Torna spesso nella narrazione la Sicilia, “isola madre”: mio padre e mio marito sono siciliani. E poi la Costiera Amalfitana, dove abbiamo trascorso la Luna di miele; Gaeta, che con le sue meraviglie ci ha incantato durante un viaggio. La Sardegna, in cui spesso ho trascorso le vacanze ma che nel racconto “Capo Spartivento” è raccontata da un uomo.

Cos’è il mare per te?

Il mare è libertà, liberazione, è il ventre materno, è attesa, è incontro.

Quale è stato il complimento più bello che finora ti hanno fatto e perché?

Il libro è appena uscito, ma i primi lettori mi hanno già detto cose che mi hanno fatto davvero piacere, tipo che sono stati trasportati completamente nella narrazione sentendosi proprio nei luoghi e nelle sensazioni che descrivo.

A chi dedichi questo libro?

Il libro è dedicato ai miei genitori e ad Angelo, l’amore.

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