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Gianicolo, il colle che racchiude l’intero spirito della Città Eterna

Last Updated on 17/02/2020

Fuori dal circuito del turismo di massa, il Gianicolo offre ampie zone verdi e una vista impagabile: un binomio perfetto che lo rende una mèta imperdibile per gli innamorati.

Fuori dal circuito del turismo di massa, il Gianicolo offre ampie zone verdi e una vista impagabile: un binomio perfetto che lo rende una mèta imperdibile per gli innamorati.

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Senza dubbio uno dei posti più romantici di Roma, il Gianicolo si trova alle spalle di Trastevere e si estende fino alla Basilica di San Pietro. Il panorama di cui può godere da qui il visitatore include tetti, rovine romane e cupole barocche. Ogni giorno, sulla cima del colle, un singolare cannone spara a salve a mezzogiorno in punto, per scandire l’ora esatta, all’unisono con le campane delle chiese romane. Nel periodo estivo, quando la città si svuota ed è meno rumorosa, lo sparo si avverte fino all’Esquilino.

Tra i luoghi meritevoli di visita, sicuramente il Tempietto del Bramante, una piccola costruzione al centro di uno dei cortili della chiesa di S. Pietro in Montorio. Esso costituisce un esempio di costruzione rinascimentale perfetta, caratterizzata da ricerca proporzionale e geometrica ne rapporto tra le parti.

Degno di nota anche l’Orto Botanico, sorto nell’antico Parco di Villa Corsini, residenza della regina Cristina di Svezia. Con un’ampiezza di 12 ettari e più di 8.000 specie di piante al suo interno, questo importante spazio assolve funzioni didattiche, di educazione ambientale e di ricerca scientifica, oltre ad essere sede di ricerche specializzate sull’ecologia dell’ambiente urbano.

Al di là delle mura gianicolensi, Monteverde, con le sue dimore signorili e residenziali è sicuramente un quartiere piacevole dove fare una passeggiata.

Villa Sciarra, il santuario del Gianicolo

A nord del quartiere, Villa Sciarra, la cui origine è ben antecedente al periodo romano. Sorta come area dedicata ad un santuario della ninfa Furrina, ospitò in seguito gli “Orti di Cesare”. Nel 1575 il Monsignor Vincenzo Malvasia fa qui costruire il Casino omonimo, a due piani con loggia. Nel 1647 il lotto urbano risulta essere di proprietà del cardinale Antonio Barberini, che la vende agli Ottoboni.

Ritornata ai Barberini, nello specifico a Cornelia Costanza Barberini, moglie di Giulio Cesare Colonna di Sciarra, la villa viene allargata, fino alle Mura Aureliane e Gianicolensi. I suoi ultimi proprietari sono George Wurts, un americano appassionato di giardini, e la moglie Henriette Tower, ereditiera di Filadelfia. Essi fecero ristrutturare completamente l’edificio in stile neo rinascimentale. Ridisegnarono anche il giardino, collocandovi numerose statue settecentesche in arenaria provenienti dal Palazzo Visconti di Brignano Gera d’Adda, in provincia di Bergamo. Nel 1932, quattro anni dopo la morte del coniuge, Henriette dona la villa a Mussolini, a condizione che sia destinata a parco pubblico.

Villa Doria Pamphilj

Da non perdere al Gianicolo, infine, Villa Doria Pamphilj, il parco pubblico più grande di Roma, con ben 184 ettari di estensione. La sua origine risale al 1630, quando il nobile Panfilo Pamphilj acquista un modesto appezzamento di terreno fuori dalle mura gianicolensi.

Nonostante le alterne vicende storiche, la Villa conserva tuttora l’impianto seicentesco originario e le caratteristiche che assunse nel ‘700 e nell’800. Ancora oggi infatti è possibile notare la sua suddivisione in tre parti: il palazzo e i giardini (pars urbana), la pineta (pars fructuaria), e la tenuta agricola (pars rustica).

Splendido il Casino del Bel Respiro, posto al centro del parco, così chiamato in quanto circondato da ricca vegetazione: un agrumeto e da curatissimi giardini all’italiana. Noto anche col nome di Casino dell’Algardi, dal nome dell’architetto-scultore bolognese che ne ha curato la realizzazione, fu voluto dal Pontefice Innocenzo X (Giovanni Battista Pamphilj), che lo fece edificare a partire dal 1644 nel parco della villa.

La planimetria della villa è di ispirazione palladiana. Il salone centrale, a doppia altezza, è decorato da quattro sculture risalenti al XVII secolo, entro le nicchie. Mirabili i sovra-porte dipinti da Paolo Anesi. Le due sale laterali hanno semplici decorazioni in stucco sulle volte.

Al piano inferiore, un vestibolo dà accesso al giardino segreto, decorato da siepi sempreverdi. Le loro forme suggeriscono i simboli araldici dei Pamphilj (la colomba e il giglio). Al centro del giardino spicca la fontana di Venere e sui lati più corti le 2 peschiere, dentro una delle quali è insolitamente presente un esemplare di cipresso calvo.

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