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Giuseppe Conte: “Un occhio di attenzione per i nostri artisti che ci fanno tanto divertire”

Last Updated on 14/05/2020

Durante la conferenza stampa di ieri incentrata sul cosiddetto “Decreto rilancio”, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha usato tale espressione. Ma i lavoratori del mondo della cultura e dello spettacolo hanno atteso, con pazienza e rispetto, per oltre due mesi un segnale di considerazione. Ecco le novità in fatto di cultura, arte e spettacolo

Durante la conferenza stampa di ieri incentrata sul cosiddetto “Decreto rilancio”, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha usato una frase poco felice, riferendosi a chi si occupa di arte, spettacolo e cultura: “Noi abbiamo un occhio di attenzione per i nostri artisti che ci fanno tanto divertire e ci fanno tanto appassionare”.

Gli artisti non sono menestrelli né giullari di corte. E hanno bisogno di considerazione.

Non sappiamo se, in questo caso, il Premier sia andato a braccio o se abbia letto quanto scritto da qualche suo “fantasmino” di fiducia. Ad ogni modo, evidentemente, c’è un problema di fondo. Perché gli artisti non possono essere considerati, nemmeno per un secondo, nemmeno con un briciolo di ironia/sarcasmo, menestrelli e giullari di corte, né cantastorie per bambini da un penny per esibizione. Non possono sentirsi definiti tali da nessuno. Men che meno da una così alta figura politica. Ma lasciamo stare le parole usate. Il vero problema è che i lavoratori del mondo della cultura e dello spettacolo hanno atteso, con pazienza e rispetto, per oltre due mesi, un seppur minimo segnale di considerazione, per poter progettare il proprio futuro lavorativo ed economico.

“Una indennità di 600 euro per i mesi di aprile e maggio”

Ma in cosa consiste questo “occhio di attenzione”? “Per gli iscritti al Fondo pensione lavoratori dello spettacolo che abbiano versato almeno 7 giorni di contributi nel 2019 arriverà una indennità di 600 euro per i mesi di aprile e maggio”.

Nessuna parola, neanche soltanto di incoraggiamento e di speranza, sulla riapertura dei teatri. Figuriamoci dei cinema. Niente. Un silenzio divenuto, dopo tutte queste settimane, davvero assordante.

Un Fondo Emergenza per le imprese culturali e un Fondo cultura per la digitalizzazione

Tra le novità positive, perché per merito e per fortuna ci sono anche queste, l’istituzione di un Fondo Emergenza imprese culturali con 210 milioni di euro per il 2020. Il Fondo, voluto dal ministro della cultura Dario Franceschini, servirà a sostenere il mondo del libro e dell’editoria, gli spettacoli, i grandi eventi, le fiere, i congressi e le mostre annullate dall’emergenza Coronavirus, nonché i musei che non appartengono al Mibact.

Un ultimo accorgimento: “Creiamo inoltre un Fondo cultura con una dotazione di 50 mln per il 2020 finalizzato alla promozione di investimenti e altri interventi per la tutela, la fruizione, la valorizzazione e la digitalizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale”.

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