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Un tempo gentile, la recensione del nuovo romanzo di Milena Agus

Un tempo gentile, pubblicato da nottetempo, è il nuovo romanzo di Milena Agus: un racconto corale che rovescia gli stereotipi sul cosiddetto scontro di civiltà.

Un tempo gentile è il nuovo romanzo di Milena Agus, scrittrice sarda che ha all’attivo altri sei romanzi, tutti editi da nottetempo. Ambientato in un paesino del Campidanese, nell’entroterra sardo, il romanzo è la storia di un incontro. La vicenda è presto detta: la vita del paese è sconvolta dall’arrivo di un piccolo gruppo di migranti, che con i loro accompagnatori, un gruppo di volontari, si insediano in uno stabile abbandonato. Le reazioni, all’arrivo degli stranieri, sono di diffidenza, se non di rifiuto e paura. Ma non tutti sono spaventati dall’arrivo di questi “invasori”: alcune donne faranno da tramite per il “contatto”, per un incontro che avrà un potere rigeneratore su tutta la comunità.

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Fare, disfare e rifare

Incentrato sul tema dell’incontro, e dello scontro, Un tempo gentile è un racconto di umanità varia alla ricerca di un denominatore comune; di quell’umanità che giustifica il bene e il male che ci caratterizza tutti. E l’umanità si ritrova proprio in quel “tempo gentile” della comunanza, del dialogo con noi e con gli altri. Allora anche uno sperduto paesino dell’entroterra sardo riesce a trovare un briciolo di senso per un’esistenza che pareva sbiadita definitivamente. E lo trova soprattutto, questo senso, in quel pragmatismo del “fare, disfare e rifare”, che caratterizza le protagoniste, e che è un po’ il leitmotiv del romanzo. Agire invece di parlare, capire invece di aver paura: una chiave di lettura semplice eppure efficace, schiettamente ancorata alla realtà delle cose.

Un racconto corale

La narrazione della scrittrice ha un tono quasi favolistico, che ragiona su archetipi, letterari e umani. Senza pretese sociologiche arriva ad una sintesi “civile” tanto necessaria quanto azzeccata. La storia è corale, e ha il sapore dei racconti orali; quei racconti che si ripetono fin dalla notte dei tempi, e sono antichi eppure adattabili a qualsiasi epoca, perché parlano di sentimenti “primari”. E il “coro” che porta avanti la storia è quello delle donne, quasi come nel teatro greco. Questo racconto al femminile affascina perché ha allo stesso tempo un che di arcaico, eppure è ben radicato nei tempi nostri. Nel libro si va alla ricerca di una sorta di matriarcato perduto, depositario forse del senso ultimo e concreto della vita (ancora quel “fare, rifare, disfare”). Questo è uno dei punti più interessanti e riusciti del romanzo. L’incontro con l’altro, con l’alieno e “invasore”, filtrato attraverso queso punto di vista perde qualsiasi sovrastruttura ideologica per farsi totalmente umano, comprensivo e concreto.

Un tempo gentile in una Sardegna dimenticata

Importantissima è poi l’ambientazione: una Sardegna “dimenticata” lontana da tutto e tutti. Lontana dai fasti vacanzieri, ma anche dal fascino letterario che ha saputo spesso offrire. Una terra che ha perso chi è partito e non torna, e che ha spento le speranze di chi è rimasto. Eppure questa terra, “aliena” anch’essa, riesce, ad essere protagonista di questo incontro che ha il sapore della rinascita; del ritorno di un tempo gentile che dimostra che non tutto è perduto. Questa ripresa di vitalità ha un che di sacrale, perché parte dalla terra, dalla rifioritura dei vecchi orti e dei vecchi giardini; diventa subito, però, rinascita ideale, e soprattutto sociale. Ed anche questa rigenerazione passa dall’antico (la memoria del passato) al contemporaneo in un modo del tutto naturale. La civiltà contadina e quella della migrazione globale hanno, insomma, argomenti in comune: il dialogo è possibile. L’incontro con gli altri di oggi rinnova il mondo di ieri, declinandolo al presente. Gli “invasori”, alla fine, sono solo il catalizzatore di una rinascita che aspettava di essere innescata.

Scheda del libro

Titolo: Un tempo gentile
Autore: Milena Agus
Editore: nottetempo
Anno: 2020
Pagine: 197
ISBN:  9788874527953
Prezzo: 16 euro.

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