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Natascia Raffio: “Ogni persona è la porta di un nuovo mondo. E l’arte è la mia chiave”

Il debutto artistico di Natascia Raffio avviene sin da piccola, con i capolavori di Caravaggio e quelli di Michelangelo. L’esperienza e lo studio la portano a cimentarsi in una vasta gamma di tecniche, restando sempre fedele al suo stile e alla sua poetica pop surrealista, sospesa tra sogno e inquietudine

Il debutto artistico di Natascia Raffio avviene sin da piccola, piccolissima, tra i capolavori di Caravaggio e quelli di Michelangelo. Ammirando e scoprendo quanto di bello e unico ci fosse in quei tomi troppo ingombranti per lei. Poi, negli anni, con studio e dedizione, matura la passione anche per il fumetto, mezzo che le permette di esprimersi attraverso storie semi-autobiografiche.

E si cimenta poi in una vasta gamma di tecniche tra cui la pittura digitale, il disegno a grafite, la china, fino a raggiungere la terza dimensione modellando i suoi personaggi con diverse tecniche scultoree, prediligendo l’uso di materiali plastici restando sempre fedele al suo stile e alla sua poetica pop surrealista. Un po’ sospesa tra sogno e inquietudine.

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Cosa è l’arte per te?

L’espressione di sé fatta con mestiere. Ogni persona è la porta di un mondo che nasce e muore con essa, l’arte a mio parere è la capacità di saper aprire quella porta.

A quando risale il tuo primo approccio con l’arte?

Non ho ricordi di un mio tempo senza arte. Non so quando sia cominciata. Andavo sempre a sbirciare il Bacco di Caravaggio nell’enciclopedia, il libro era grande e pesante perciò io dovevo essere molto piccola. Non ricordo i primi soggetti ma ricordo che facevo sempre progetti troppo ambiziosi (ndr, ride). Come copiare la Sistina a 10 anni.

Cosa c’è di Natascia, tra personale ed estetico, nei tuoi soggetti?

Tutto. Non c’è confine fra me e quello che faccio. Che sia una scultura o un fumetto, un quadro o una bambola sono sempre io, rigirata da dentro a fuori.

Quanto conta per te l’uso dei colori e quali sono le sensazioni che ti piace provocare.

Il colore ha un’importanza vitale, ma ci ho litigato per molto tempo e ancora lo faccio. Certe volte mi sovrasta. La sensazione dipende dalla motivazione che non è sempre la stessa. Ma in genere più che il colore che uso forzandomi ad una palette limitata mi affido al cambio di tecnica. I fumetti per raccontare qualcosa, i quadri per altro e così via.

Tre delle tue opere a cui sei più affezionata.

Le opere a cui sono affezionata sono quelle che ancora devo fare. Come molti altri non sono mai felice dei risultati e passo subito ad altro. Sono però estremamente legata alle bozze che reputo senza dubbio la parte migliore della mia produzione. Tanto per contraddirmi scelgo di mostrarti tre quadri ad olio: Naturalia, Rebecca blossoming e San Giorgio.

Prossimi progetti.

Al momento sto lavorando a due fumetti ‘Miss N don’t care’ e ‘ I.F. imaginary friend’. Due visioni di un personaggio che è fondamentalmente lo stesso ma visto da due prospettive diverse. Inoltre ho in programma due mostre personali, appena il momento storico lo permetterà. Una presso la galleria d’arte Afnakafna di Antonella Caraceni che si intitolerà ‘In nome della bambina re’ e la seconda presso un museo in Friuli, ma al momento è top secret.

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