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Qui giace un poeta – La recensione del libro

Last Updated on 17/11/2020

Qui giace un poeta, edito da Jimenez, è una raccolta di sessanta testi di vario genere, altrettante “visite” a tombe di poeti (e non solo). Un viaggio sentimentale e letterario, un atto d’amore per la letteratura.

Qui giace un poeta – La recensione del libro

Qui giace un poeta, edito da Jimenez, raccoglie sessanta testi in cui altrettanti autori raccontano la loro personalissima visita alla tomba d’un poeta. Il volume è densissimo per argomento e per stile, e raccoglie voci molto diverse tra loro. Poeti, scrittori, giornalisti, blogger, traduttori: le voci contemporanee si intrecciano a quelle degli artisti estinti (che sono poeti per la maggior parte ma non solo), e il risultato è un caleidoscopio di fatti e immagini, un resoconto di viaggio, che ha nella varietà di registro il suo punto di forza.

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Un viaggio sentimentale

Si sa che la corrispondenza d’amorosi sensi viene amplificata se ad entrare in contatto sono due “colleghi”, due spiriti affini. Gli scrittori sulle orme degli scrittori danno vita non solo a corrispondenze semplicemente personali, ma anche ad incontri (e spesso scontri) di poetiche. In molti casi ne viene fuori un ricomporsi tra “anime gemelle”; altre volte una, più o meno volontaria, ricerca dei “padri” poetici. Altre volte quelli che si cercano sono “giganti” sulle cui spalle, come recita l’adagio, trovare un solido punto d’appoggio per guardare il presente. Il più delle volte, però, speriamo di trovare un confidente a cui consegnare le nostre inquietudini. Quello della tomba d’artista, insomma, è un mito romantico che tarda a tramontare. E se il capostipite di tutti i “pellegrini”, almeno di quelli moderni, resta Ugo Foscolo (non avrebbe stonato un viaggio sulla tomba del “fondatore del genere”, magari una “spolverata” a certe ragnatele scolastiche); forse l’ispiratore primo di tutti questi viaggi resta un poeta che nel libro si cita spesso: Giacomo Leopardi.

Da poeta a poeta

Mi riferisco al “viaggio” poetico di Leopardi sulla tomba del Tasso; un viaggio sentimentale, privo delle farraginosità retoriche delle “egregie cose” foscoliane, che il conte Giacomo descrive in una bellissima lettera al fratello Carlo. Una volta esclusa la retorica delle “tombe dei grandi”, resta solo il dialogo delle anime: “Venerdì 15 febbraio 1823 fui a visitare il sepolcro del Tasso e ci piansi”. Ecco, in questo libro si vedono e si leggono, almeno in molti suoi momenti, scritti suscitati da sensazioni quantomeno figlie di quelle leopardiane. Uno spirito che si lega al “viaggio” come momento di scoperta, e al tempo stesso un intreccio tra emozioni personali e “impatto” del personaggio visitato sulla “poetica” (in senso lato) di chi scrive nel presente. Insomma una conversazione a più voci, come quella di Bob Dylan e Allen Ginsberg sulla tomba di Jack Keouac e come le molte raccolte nel volume.

Cimiteri munumentali e camposanti di campagna

Sono molte e assai diverse le esperienze raccontate, e qui non è possibile dar conto di tutte; tanti i luoghi, più o meno celebri. Emergono luoghi poetici e “mitologici” di per sé, come il cimitero degli inglesi di Roma, all’ombra della Piramide. Il cimitero delle “ceneri di Gramsci”, visitate da Liborio Conca, sulle tracce del filosofo ma anche del poeta che per primo le ha cantate. Ma è anche il luogo dove rioposa John Keats, visitato da Robert Foster, o dove da poco è arrivato Andrea Camilleri (e mi piace ricordare che in quel luogo riposa anche Carlo Emilio Gadda: “signore della prosa” dice la sua lapide). C’è poi il Parco Vergiliano di Napoli, dove sono i monumenti funebri a Virgilio e Leopardi. Claudio Damiani, in uno dei pezzi più ispirati del volume, compie una sorta di excursus “botanico” di questo sacrario poetico mediterraneo, e lega ai due nomi quello di Giovanni Pascoli, cultore di erbari virgiliani e di abissi leopardiani. Un folgorante esempio di come si “leggono” i poeti.

Qui giace un poeta: diario, letteratura, poesia

Brevevita Letters (Natalino Capriotti) ci porta nella Piana del Kaos insieme al suo personaggio Pasquale La Quaglia, sulla tomba di Luigi Pirandello; e qui aspetta una risposta sensata, una spiegazione per quel “fardello” che è l’esistenza dall’autore che ha immaginato le mille vite di Mattia Pascal. La risposta è tragicomica, ma così è l’esistenza, e allora forse conviene guardare il tennis in tv e cercare di non perdersi d’animo. I versi di Barry Gifford ci guidano al Père Lachaise, altro luogo simbolo (e turistico), sulle tombe di Apollinaire, Balzac, di Wilde, e su quella “nuova di zecca” di Proust; deviano poi verso Montparnasse alla ricerca di Baudelaire e arrivano fino a Venezia sulla lapide di Ezra Pound. La modernità, a volo d’uccello, nel giro di poche pagine. E poi ancora ci sono le coppie che neanche la morte ha separato, da Abelardo ed Eloisa fino a Sartre e Simone de Beauvoir. E infine i “poeti” che poeti non son stati, ma che a modo loro hanno fatto poesia: da Ayrton Senna fino all’inventore dei coriandoli.

Un libro, insomma, densissimo di storie e di racconti, un po’ raccolta di curiosità un po’ diario di viaggio, che ci ricorda come la poesia sia una sempre una questione “da vivi”, anche davanti ad una tomba.

Scheda del libro

Titolo: Qui giace un poeta. 60 visite a tombe d’artista
Editore: Jimenez
Anno: 2020
Pagine: 335
ISBN:  9788832036213
Prezzo: 20 euro.

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