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Musei italiani: per professionisti lavoro sottopagato o addirittura non pagato

Professionisti dei musei messi in un angolo. “Il ricorso al lavoro non pagato o sottopagato è diventato una prassi ormai diffusa in Italia nei musei grandi e piccoli, statali, comunali o appartenenti a Fondazioni, Enti Ecclesiastici, Università”. Alcuni casi italiani e le raccomandazioni di ICOM Italia…

ICOM Italia – International Council of Museums Italia – esprime forte preoccupazione per la diffusione del lavoro sottopagato o non pagato dei professionisti nei musei. Il principale network italiano di musei e professionisti museali invita quindi le amministrazioni pubbliche e tutti i datori di lavoro a riconoscere le specifiche competenze professionali e a corrispondere compensi adeguati alle funzioni richieste. Proprio come previsto dalla nostra Costituzione, a tutela della dignità umana dei lavoratori e nel rispetto del principio di equità di trattamento a fronte di analoghe mansioni svolte.

La situazione occupazionale nel settore della cultura è nel complesso insoddisfacente, eterogenea e difficile da monitorare

La situazione occupazionale nel settore della cultura è nel complesso insoddisfacente, eterogenea e difficile da monitorare. La pandemia da Covid 19 e la conseguente, lunga interruzione della maggior parte delle attività nei musei e nei siti archeologici hanno fatto emergere con particolare evidenza criticità e fragilità già note, legate al precariato e alle scarse tutele per i professionisti esterni, assunti a tempo determinato da società commerciali o da cooperative con forme contrattuali diverse, quasi sempre inadeguate al livello specialistico delle mansioni richieste.

Contrazione estrema degli organici e affidamento in concessione di servizi a società esterne

La drastica riduzione della spesa per la cultura, e in particolare dei fondi per la gestione degli istituti, soprattutto negli Enti locali, ha portato a una contrazione estrema degli organici e all’affidamento in concessione di servizi, e talvolta dell’intera gestione di musei o reti di musei, a società esterne, selezionate attraverso bandi orientati soprattutto alla maggiore convenienza economica. Parallelamente si è diffuso un uso improprio del volontariato. Il fenomeno, che costituisce di per sé una risorsa preziosa e uno strumento di partecipazione e di “cittadinanza attiva”, come precisato nel Codice etico di ICOM, non può essere diretto alla sostituzione di professionisti impegnati stabilmente e formati per assolvere funzioni altamente specialistiche.

In questo quadro il ricorso al lavoro non pagato o sottopagato è diventato una prassi ormai diffusa in Italia nei musei grandi e piccoli, statali, comunali o appartenenti a Fondazioni, Enti Ecclesiastici, Università.

In questo quadro il ricorso al lavoro non pagato o sottopagato è diventato una prassi ormai diffusa in Italia nei musei grandi e piccoli, statali, comunali o appartenenti a Fondazioni, Enti Ecclesiastici, Università. Esso non riguarda soltanto i livelli esecutivi, ma coinvolge ormai anche quelli direttivi. Emblematici due casi che hanno suscitato nello scorso anno l’indignazione di professionisti e degli osservatori: l’avviso pubblico del Comune di Senigallia e il bando del Comune di Deruta (sul quale ICOM è già intervenuto, v. Raccomandazione di ICOM Italia al Sindaco di Deruta in merito al conferimento dell’incarico di Direttore del Museo regionale della ceramica e della Pinacoteca comunale) che richiedevano per i rispettivi musei un direttore-coordinatore tecnico altamente qualificato, con funzioni non solo scientifiche, disposto a svolgere per tre anni un incarico non remunerato, con un semplice rimborso spese.

I recenti bandi del Comune di Sant’Arcangelo di Romagna e del Comune di Carrara

A questi si aggiungono altri esempi recenti che riproducono una situazione analoga: i recenti bandi del Comune di Sant’Arcangelo di Romagna e del Comune di Carrara per figure di direttore scientifico di museo prevedono remunerazioni del tutto incongrue rispetto al livello di competenze e di funzioni da svolgere. Il problema, comune ad altri Paesi, è esaminato anche dalla Commissione europea che il 28 ottobre 2020 ha presentato una proposta di direttiva su “salari minimi adeguati” COM(2020)682, appoggiata dalla presidente Ursula von der Leyen, che intende promuovere la contrattazione collettiva nei paesi europei e assicurare salari minimi adeguati. Si tratta di un cambio di paradigma notevole, dopo decenni in cui l’attenzione era stata posta quasi esclusivamente sulla flessibilità salariale, che di fatto consiste nel ridurre al minimo il ruolo della contrattazione collettiva e dei salari minimi legali.

La Commissione Cultura della Camera ribadisce “che le forme volontaristiche non possono sostituirsi alle prestazioni lavorative vere e proprie e specializzate nel settore”

In Italia il tema è stato dibattuto anche dalle Commissioni parlamentari: la Commissione Cultura della Camera, dopo aver effettuato numerose audizioni, nella risoluzione finale ribadisce tra l’altro che «…che le forme volontaristiche non possono sostituirsi alle prestazioni lavorative vere e proprie e specializzate nel settore; in particolare, il quadro normativo attuale ha agevolato la trasformazione del volontariato in vero e proprio lavoro gratuito mascherato, nonché incentivato il suo sistematico utilizzo in sostituzione del lavoro retribuito e qualificato. Tale situazione non ha fatto altro che alterare il mercato del lavoro nel settore, condizionandone non solo le possibilità di accesso da parte dei professionisti e i loro livelli retributivi, ma anche la qualità dei servizi culturali offerti».

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