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Romeo e Giulietta, al Globe Theatre il dramma di Shakespeare incontra il genio di Gigi Proietti

C’è tempo fino al 25 luglio per rivivere, presso il Globe Theatre di Roma, le sognanti/drammatiche avventure di Romeo e Giulietta, iconica opera di William Shakespeare. E sebbene storie e vicende non abbiano bisogno di presentazioni, è la regia del Maestro Gigi Proietti a fare la (grande) differenza…

C’è tempo fino al 25 luglio per rivivere, presso il Globe Theatre di Roma, le sognanti/drammatiche avventure di Romeo e Giulietta, iconica opera di William Shakespeare. E sebbene storie e vicende non abbiano bisogno di presentazioni, è la regia del Maestro Gigi Proietti a fare la differenza. Lo splendido teatro elisabettiano nel cuore di Villa Borghese, ormai ribattezzato proprio alla memoria dell’attore morto lo scorso anno, ne accoglie anima ed l’entusiasmo, che rivive sia nella sceneggiatura di questa piéce che nel suo ottimo cast. Nei cui sguardi, mimiche e gestualità, ogni tanto, sembra rivedere proprio il loro insegnante indimenticato.

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Il cast

Nel cast spiccano Matteo Vignati e Mimosa Campironi nei ruoli dei due protagonisti Romeo e Giulietta. Sul palco, fra gli altri, Fausto Cabra come Mercuzio, Diego Facciotti come Paride, Martino Duane per il padre dei Capuleti, Roberto Mantovani per il padre dei Montecchi. E ancora Gianluigi Fogacci e Tommaso Cardarelli come Frate Lorenzo e Loredana Piedimonte come Balia.Le scene sono firmate da Fabiana Di Marco, i costumi di Maria Filippi, i contributi musicali di Roberto Giglio. Con Francesca Visicaro assistente alla regia.

Le note di regia di Gigi Proietti

“C’è un lato positivo nel tempo che passa – scrisse Gigi Proietti nelle sue note di regia – si può guardare indietro, cambiare prospettiva, qualche volta tornare sui propri passi… Nel caso di un testo, il ritorno è una possibilità per rivedere e sviluppare intuizioni e pensieri rimasti inespressi, scartati a favore di altri per mancanza di sintonie, di tempo, di coraggio”.

La duplice dimensione temporale della messinscena

“Se nella prima parte gli amici e Mercuzio danno voce alle loro passioni come rapper leggeri e Giulietta è una ragazzina di buona famiglia che canta e suona rock, e tutto è un vortice di energia e di gioia, poi la musica cambia, ci porta in un altro tempo e rigenera il mito – aggiunse il regista – La storia si ripete e il rituale d’amore e odio non va a buon fine, come un rito iniziatico in cui l’eroe non riesce a superare la prova. Nessuno dei giovani oltrepassa il confine della maturità, nessun adulto li sa accompagnare nel viaggio. Si passa dai giochi alla tomba, come in ogni tempo può accadere, in una tristissima favola avvelenata dall’odio, che si trasforma nell’ecatombe di un futuro”. 

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