Mer. Mag 27th, 2026

I migliori film del XXI secolo secondo il New York Times: primo posto per Parasite

I migliori film del XXI secolo secondo il New York Times: primo posto per Parasite
I migliori film del XXI secolo secondo il New York Times: primo posto per Parasite

La classifica del New York Times svela le cento opere più influenti dal 2000 a oggi, delineando una nuova idea di capolavoro tra autorialità, impatto globale e consapevolezza storica

Un’inchiesta promossa dal New York Times ha coinvolto oltre 500 professionisti del settore cinematografico – registi, attori, sceneggiatori – per stilare una lista dei cento migliori film del XXI secolo. Ciascun partecipante ha indicato una personale top ten, i cui risultati sono stati aggregati per definire una classifica collettiva, specchio dell’evoluzione culturale e stilistica del cinema contemporaneo.

Al primo posto figura Parasite di Bong Joon-ho, film sudcoreano che ha vinto la Palma d’Oro e quattro Oscar, incluso quello come miglior film. È una scelta significativa, che sancisce il definitivo abbattimento delle barriere linguistiche e geografiche nell’industria cinematografica internazionale. Subito dopo si collocano Mulholland Drive di David Lynch e There Will Be Blood di Paul Thomas Anderson: due opere radicalmente diverse, ma entrambe capaci di ridefinire estetiche e linguaggi visivi del nuovo millennio.

Una classifica tra visione d’autore e impatto culturale

Al quarto posto compare In the Mood for Love di Wong Kar‑wai, film che ha saputo influenzare un’intera generazione di cineasti con la sua raffinatezza formale. La quinta posizione è occupata da Moonlight di Barry Jenkins, un’opera che affronta con delicatezza e forza temi legati all’identità e alla marginalità. La presenza di No Country for Old Men, Eternal Sunshine of the Spotless Mind e Get Out conferma la centralità del cinema statunitense, ma in forme che rifuggono il modello industriale tradizionale: qui la tensione narrativa si intreccia con riflessioni filosofiche, poetiche e sociali.

Completano la top ten La città incantata di Hayao Miyazaki, a testimonianza del riconoscimento globale del cinema d’animazione giapponese, e The Social Network di David Fincher, che mette in scena il lato oscuro dell’era digitale. Tutte opere accomunate da una visione forte, riconoscibile, mai neutrale.

Un panorama globale con qualche lacuna

Proseguendo nella classifica, compaiono titoli come Mad Max: Fury Road, The Zone of Interest, Children of Men e Zodiac, film che hanno rinnovato i generi del cinema d’azione, della distopia e del thriller investigativo. È interessante notare come la lista privilegi opere che uniscono l’intrattenimento a una precisa volontà espressiva. Non si tratta semplicemente di film “riusciti”, ma di esperienze cinematografiche che hanno generato dibattito, imitazioni e nuove direzioni estetiche.

Eppure, non mancano le omissioni significative. Il cinema italiano, ad esempio, non è presente tra i primi cento titoli. L’unica eccezione italiana è indiretta: Volver di Pedro Almodóvar, film coprodotto anche dall’Italia, che si trova all’80º posto. La classifica lascia poco spazio anche alle cinematografie africane e sudamericane, nonostante negli ultimi decenni abbiano espresso autori di grande rilievo. Questa parzialità evidenzia come il canone emerso sia fortemente ancorato a una visione “interna” all’industria cinematografica occidentale, seppur con aperture significative.

Un canone in divenire

La selezione del New York Times non pretende di essere definitiva. È un ritratto, parziale ma autorevole, di come il cinema sia mutato nel XXI secolo, di quali titoli abbiano lasciato un segno, ridefinito il gusto, suggerito nuove direzioni. Se un tempo il canone era scritto da critici e storici, oggi è frutto di un confronto collettivo tra chi i film li fa, li vive e li interpreta ogni giorno.

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