Nel 1995, un editore belga finanziò un videogioco, il cui titolo era Ceci n’est pas un jeu, ispirato all’opera di René Magritte…

Nel 1995, un editore belga finanziò un videogioco ispirato all’opera di René Magritte. Doveva essere un’avventura point-and-click, con enigmi surreali e ambientazioni tratte da quadri famosi. Il titolo era Ceci n’est pas un jeu.
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Quadri da attraversare
Il giocatore avrebbe potuto entrare nel celebre L’Empire des lumières, in La trahison des images, attraversare cieli in interni e pipe parlanti. Ogni oggetto si comportava in modo opposto al previsto: ombre senza corpo, porte che si aprivano su cieli notturni.
Un’opera irrealizzata
Solo il primo capitolo fu completato. Conflitti interni e problemi di diritti portarono alla sospensione del progetto. I file furono archiviati e mai distribuiti, anche se una demo circola oggi tra collezionisti di software artistico.
Il gioco e l’arte
Quel gioco sarebbe stato la sintesi perfetta tra interattività e linguaggio visivo. Non solo omaggio a Magritte, ma anche tentativo di pensare il videogame come mezzo concettuale. Un’arte del paradosso mai vissuta.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

