Il cielo stellato è stato osservato, studiato e interpretato da numerosi artisti, che lo hanno trasformato in simbolo, paesaggio, allegoria. I casi di van Gogh, Giotto, Miró e Kiefer

La notte di San Lorenzo è da secoli sinonimo di contemplazione e desiderio: il momento in cui alziamo gli occhi per cercare una stella cadente e affidarle un pensiero, una speranza. Ma prima di diventare parte della tradizione popolare, il cielo stellato è stato osservato, studiato e interpretato da numerosi artisti, che lo hanno trasformato in simbolo, paesaggio, allegoria.
Vincent van Gogh – La notte stellata (1889)
L’opera più celebre che rappresenta il cielo notturno è senza dubbio La notte stellata di Vincent van Gogh, realizzata nel giugno 1889 durante il suo soggiorno presso l’ospedale psichiatrico di Saint-Rémy-de-Provence. Il dipinto, oggi conservato al Museum of Modern Art (MoMA) di New York, è una trasfigurazione emotiva del cielo: le stelle appaiono come vortici luminosi e la luna si fa sole notturno.
Van Gogh, in una lettera al fratello Theo del 9 giugno 1889, scrive:
“Questa mattina ho visto la campagna dalla mia finestra molto prima dell’alba, con nient’altro che la stella del mattino, che era molto grande.”
Una conferma che il dipinto non è solo immaginato, ma parte dalla realtà osservata.
Giotto – Adorazione dei Magi, Cappella degli Scrovegni (1303-1305)
Uno dei primi esempi di rappresentazione “moderna” di una stella è nell’affresco dell’Adorazione dei Magi di Giotto, nella Cappella degli Scrovegni a Padova. Al centro della scena, una grande stella — ispirata, secondo alcuni studiosi, alla cometa di Halley apparsa nel 1301 — guida i Magi verso la Natività. L’interpretazione scientifica è supportata anche da studi dell’astrofisico Paolo Maffei, che ha ricostruito l’interesse medievale per i fenomeni celesti. In Giotto la stella non è decorazione: è motore narrativo, evento miracoloso ma verosimile, simbolo di orientamento spirituale.
Joan Miró – Costellazioni (1940–41)
Durante gli anni dell’occupazione nazista, il pittore catalano Joan Miró realizzò una serie di 23 opere su carta chiamata Costellazioni. Non si tratta di rappresentazioni astronomiche, ma di universi immaginari in cui stelle e corpi celesti diventano elementi di una grammatica visiva personale. Le opere sono conservate in parte presso la Fundació Joan Miró di Barcellona e il MoMA di New York. Per Miró, le stelle non sono solo elementi celesti: sono segnali di fuga, visioni interiori, forme di resistenza poetica. Come affermò in un’intervista del 1948: “Volevo fuggire in un mondo più puro, un mondo in cui dominasse la spiritualità.”
Anselm Kiefer – Die Milchstraße (1985–87)
In epoca contemporanea, l’artista tedesco Anselm Kiefer ha riletto il tema cosmico in chiave concettuale. Nella sua opera La Via Lattea (Die Milchstraße), realizzata tra il 1985 e il 1987, l’universo è evocato attraverso materiali poveri (piombo, cenere, sabbia), con riferimenti alla mitologia, all’astronomia e alla memoria storica. Il cielo non è più consolatorio: è la distanza siderale dell’uomo moderno dalla trascendenza. L’opera è oggi parte della collezione del Museo Guggenheim di Bilbao.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

