Claudio Santamaria: “Voglio essere un supereroe per…”

L’Italia ha un nuovo supereroe e ha il volto di Claudio Santamaria, protagonista di ‘Lo chiamavano Jeeg Robot’, una pellicola che racconta la storia di Enzo Ceccotti (Claudio), un malvivente disadattato di Tor Bella Monaca che, nel tentativo di fuggire alla polizia, si getta nel Tevere e finisce in un bidone contenente materiale radioattivo. Diventando fortissimo. Presentato  durante la Festa del Cinema di Roma, acclamato già da pubblico e giornalisti, la sua storia si intreccia con quella di una banda malavitosa romana sul modello ormai dominante di ‘Romanzo criminale’ guidata dallo Zingaro di Luca Marinelli.

Ma nel cast c’è anche Alessia, ossia Ilenia Pastorelli, una ragazza impazzita dopo la morte della madre che vive nel mondo di ‘Jeeg Robot’. Ma non procediamo oltre, o potremmo rovinarvi la sorpresa. A parlare di supereroi in Italia, di speranza e di cronaca ci ha pensato il bravo attore protagonista, che racconta di sé, della ricerca in Dio e di come lo staff, guidato dal promettente regista Gabriele Mainetti, ha lavorato. Sorprendendo tutti.

Che tipo di supereroe sarebbe Claudio Santamaria?

Vorrei essere un supereroe per andare in Parlamento e… “boom”.

Che rapporto hai con i supereroi?

Il primo supereroe che ho amato è stato Spiderman, perché era un ragazzo semplice, come potevo esserlo io. Poi c’era anche Superman: da un lato ammiravo, dall’altro non lo sopportavo. Perché c’erano guerre e gente corrotta, e lui non faceva nulla perché il padre gli aveva detto di non immischiarsi. Ma cavolo, fai qualcosa, prendi questa gentaglia e portala su un’isola deserta! Il supereroe è una specie di divinità, rimanda alla ricerca di Dio. E Dio potrebbe essere un supereroe, un uomo che può tutto, una sorta di Superman, d’acciaio, che vede attraverso i muri e che vola alla velocità della luce. Risponde al nostro bisogno di avere un contatto col sovrumano.

Come avete lavorato per rendere credibili questi supereroi all’italiana?

Lo spettatore crede in questa realtà fantastica grazie all’intenso lavoro fatto sui ruoli, affinché la gente credesse prima alle loro vicende umane, poi ai personaggi. Il regista mi ha fatto ingrassare di venti chili, ne pesavo cento, mangiavo senza appetito chili e chili di pasta.

Come sono stati i primi commenti su questo film?

Il nuovo è evidente: si parla di supereroi. E le prime persone che hanno visto il film hanno detto “Finalmente anche noi abbiamo il nostro supereroe”. Già questo fa capire che non abbiamo questo tipo di cinematografia. In realtà questo film si potrebbe definire semplicemente una grande storia d’amore, ma con un superpotere in mezzo.

PER TUTTI GLI AGGIORNAMENTI, SEGUI LA PAGINA FACEBOOK DI UOZZART

Leggi anche: