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“Un valzer tra gli scaffali”, storia di un amore mai vissuto

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Un valzer tra gli scaffali, vincitore del premio della giuria a Berlino, è un film drammatico e malinconico di Thomas Stuber, con Franz Rogowski e Sandra Hüller. Nelle sale italiane a partire dal 14 febbraio con Satine film

Un valzer tra gli scaffali, vincitore del premio della giuria a Berlino, è un film drammatico e malinconico di Thomas Stuber, con Franz Rogowski e Sandra Hüller. Il film, tratto da un romanzo di Clemens Meyers, racconta l’amore dell’introverso Christian per Marion, una sua collega, tra gli scaffali di un supermercato. Un amore desiderato ma mai vissuto al di fuori di quel microcosmo fatto di routine, inquietudini, malinconia, solitudine, amicizia, impotenza, sogni. Nelle sale italiane a partire dal 14 febbraio con Satine film.

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Un valzer tra gli scaffali

La trama del film “Un valzer tra gli scaffali”

La pellicola si apre con le luci di un grande supermercato situato nella periferia di una cittadina della Germania dell’Est che si accendono sulle note del valzer di Johann Strauß, Sul bel Danubio blu, che ha accompagnato già una scena cult del film “2001: Odissea nello spazio” di Kubrick. L’immagine onirica ed evocativa stride con la monotona quotidianità di questo luogo.

Christian, dopo aver perso il suo lavoro nel settore delle costruzioni, trova un posto da magazziniere all’interno di questo supermercato all’ingrosso. Qui viene preso sotto l’ala di Bruno, addetto come lui all’area delle bibite. E gli insegnerà i trucchi del mestiere. Finché, un giorno, tra il grigiore e la monotonia degli scaffali, Christian incontra Marion, una sua collega, quarantenne e sposata. La quale, fin da subito, scherza col timido e riservato Christian, che non smette di pensare a lei. Tutto precipita quando lei si mette in malattia. Consapevole del fatto che il marito di lei è una persona violenta, Christian cade in depressione. Tanto da rischiare di cadere nel baratro della sua vita passata.

Un valzer tra gli scaffali
Un valzer tra gli scaffali

Il nostro commento

Thomas Stuber in questo film racconta con estremo realismo come, in un microcosmo caratterizzato da vite monotone e solitarie, possano nascere sentimenti universali come l’amicizia e l’amore. La sceneggiatura, nonostante racconti una storia di grande umanità, risulta priva di pathos e tediosa. Così come le dinamiche tra i protagonisti, che sembrano essere irrisolte. I personaggi appartenenti alla Germania dell’Est, un tempo sovietica, sono rassegnati al grigiore e alle loro vite piatte. Finanche alla morte. Disillusi dalle speranze di riunificazione, trovano nelle piccole cose della quotidianità sollievo ai loro dolori e alla solitudine. Tutto si ripete allo stesso ritmo nella monotonia della quotidianità, senza mai oltrepassare i limiti di quel microcosmo chiamato supermercato.

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