Last Updated on 09/05/2019
Suo padre è l’influente Teofilatto, gloriosissimus dux e senator Romanorum. Sua madre è invece la nobile Teodora, serenissima vestaratrix di Roma, ma anche prostituta «per vocazione e per calcolo»
«Bella come una dea, focosa come una cagna»
Maria, nota come Marozia, nasce a Roma nell’892 d.C. Suo padre è l’influente Teofilatto, gloriosissimus dux e senator Romanorum. Sua madre è invece la nobile Teodora, serenissima vestaratrix di Roma, ma anche prostituta «per vocazione e per calcolo», fautrice della c.d. “pornocrazia romana” (così la descrive Liutprando di Cremona). La fanciulla diventa nota sotto il pontificato di Sergio III, suo cugino. L’Urbe, ancora scossa per il recente “Sinodo al Cadavere” (il processo con riesumazione della salma a papa Formoso), deve ora sopportare una quindicenne scaltra e conscia della sua avvenenza, sia una gradita ospite nell’alcova lateranense.

Un’ambizione smodata
Sebbene le fonti biografiche su questo personaggio non siano del tutto attendibili, è indubbio che Marozia abbia esercitato un potere impensabile per una figlia della sua epoca. Ciò non tanto per la concupiscenza con cui è passata alla storia, ma soprattutto per la sua abilità, il suo ingegno e la sua spregiudicatezza. Nel corso della sua esistenza, Maria dei Teofilatti contrae tre matrimoni. Nel 915 si unisce ad Alberico I, marchese di Spoleto e di Camerino. Si tratta di una mossa sicuramente lungimirante: poco dopo, infatti, Alberico I, alleato di papa Giovanni X in funzione anti-saracena, ottiene la carica di console di Roma. Morti il padre e il marito, nel 925 sposa Guido di Toscana, oppositore della Santa Sede. In uno scacchiere geo-politico mutato, la donna diviene acerrima nemica di quel Giovanni X che ha consentito al suo defunto coniuge di ottenere poteri e cariche. Si apre un periodo di scontri. Nel 928, infine, l’ex amante di Sergio III assedia il Laterano. Nonostante l’aiuto di Ugo di Provenza, sovrano d’Italia e fratello di Guido, il pontefice viene imprigionato. Il marchese toscano, invece, diventa il nuovo Signore di Roma.

Marozia, splendore e disfatta di un’aspirante Imperatrice
L’aristocratica è ora all’apice della sua parabola ascendente. Manovra le elezioni dei tre successivi eredi del soglio petrino: Leone VI, Stefano VII e Giovanni XI, suo figlio. Quest’ultimo, di carattere debole, si rivela un vero e proprio fantoccio nelle mani della madre, l’effettiva governatrice di Roma. Nel 929, morto Guido, la figlia di Teofilatto rivolge le sue attenzioni ad Ugo di Provenza, che la sposa. È il 932. Con un marito re ed un figlio pontefice, la patrizia aspira a divenire imperatrice. I suoi sogni egemonici sono però destinati ad andare in frantumi. Alberico II, umiliato durante l’ultimo ricevimento nuziale della madre, organizza un’insurrezione. Se Marozia viene arrestata, suo marito è costretto alla fuga. Giovanni XI, invece, viene esautorato dei suoi poteri. La donna si spegne in un anonimo convento, prima del 937. La sua figura ha ispirato la storia della Papessa Giovanna.
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Classe 1991, sono laureata in studi storico – artistici e svolgo l’attività di curatrice, art advisor e critica d’arte. Scrivo per l’Atlante dell’Arte contemporanea Giunti editore, all’interno del quale firmo inoltre degli speciali di moda e fotografia. Come membro di redazione di tale pubblicazione, ho tenuto delle lectiones magistrales di autori di arti visive al Metropolitan Museum di New York ed ho fornito il mio supporto per lo stand della suddetta società nell’ambito di Art Basel Miami 2024. Sono nel comitato scientifico di diversi padiglioni alla Biennale di Venezia Arte e dell’Esposizione Triennale di Arti Visive a Roma.

