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Il grande cinema a Roma – “Il ventre dell’architetto” (1987)

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Peter Greenaway firma una pellicola che omaggia Roma e la sua architettura come nessuno aveva mai fatto

Il ventre dell'architetto

La trama

L’architetto americano Sturley Kracklite arriva a Roma con la sua giovane moglie Louisa per curare una mostra sull’architetto francese Boullée, suo idolo dalla gioventù. Ma sin da subito le cose non vanno bene: il giovane e arrogante Caspasian Speckler corteggia Louisa e lei sembra assecondarlo, mentre Kracklite inizia ad accusare forti dolori al ventre. L’uomo teme che questi dolori siano sintomo di qualcosa di grave ed arriva persino a ipotizzare complotti contro di lui. Inizia così a sviluppare un’ossessione per gli addomi, in particolare delle statue che si trovano in giro per la città, mentre le sue paranoie lo allontanano sempre più dalla moglie e dal suo lavoro.

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Boulléè, l’architetto dell’utopia

Étienne-Louis Boullée, architetto francese del XVIII secolo, è noto per i suoi progetti ambiziosi, che non sono mai stati realizzati. Boullée infatti disegnava edifici grandiosi, di dimensioni mastodontiche e altezze impensabili per i mezzi disponibili a quei tempi. Azzeccata quindi la scelta di ambientare la mostra in suo onore all’interno del Vittoriano. Con la sua imponenza e la sua totale estraneità all’ambiente che lo circonda, il Vittoriano è il luogo adatto per celebrare un tale visionario. La passione del protagonista per Boulée, complice lo sfondo della città che ispirò le sue opere, si farà sempre più ossessiva, dalle cartoline che Kracklite gli scrive fino alla convinzione di essere afflitto dallo stesso male che lo uccise.

Il ventre dell'architetto
Il ventre dell’architetto – Vittoriano

“Tutti a Roma parlano della morte”

Già nelle prime immagini del film, mentre la coppia entra in treno in Italia, si alternano riprese di chiese e obelischi a lapidi e cimiteri. La morte aleggia sul protagonista e intorno a lui, tra le rovine di Roma e le sue tombe, come quella di Adriano che Kracklite sogna di vedere. La morte si aggira nel suo addome dolorante (in contrasto con la vita che cresce nel ventre di sua moglie) e nel suo lavoro, tra le colonne del Vittoriano che ospitano le vestigia del Milite Ignoto.

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La Roma di Greenaway

La Roma de “Il ventre dell’architetto” non è la romantica città da cartolina che di solito vediamo sul grande schermo, ma una città talmente grandiosa e piena di arte e storia da essere spaventosa. I suoi palazzi, i mausolei, le chiese, le statue: sono tutte celebrazioni della gloria ma anche della morte. Il protagonista si nutre voracemente della sua arte, ma la mostruosa quantità di bellezza che la città ha da offrire finirà per schiacciarlo, mente e corpo. Greenaway sceglie sapientemente location che mostrino i diversi periodi architettonici di Roma, dal Pantheon a Piazza Navona, dallo Stadio dei Marmi al Palazzo dei Conservatori (dove, tra i resti della statua colossale di Costantino, il regista aggiunge un enorme ventre).

Il ventre dell’architetto – Palazzo dei Conservatori

Il nostro commento

Regista/artista, quasi maniacale nell’uso dei colori e nella ricerca di inquadrature perfette, Greenaway firma una pellicola sublime e ci mette dentro anche un po’ di sè. Porta però la sua passione e il suo timore reverenziale per Roma all’estremo, trasformando la passione in ossessione e il timore in paranoia. Alla bellezza delle opere artistiche e architettoniche incorniciate in inquadrature perfettamente simmetriche, fanno da contrappunto sequenze al limite del disgusto in cui il protagonista sfoga il suo malessere fisico, in un’altalena di croce e delizia che colpisce tutti i sensi dello spettatore.

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