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I “Ragazzi di Vita” secondo Popolizio all’Argentina: la recensione

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Sono tornati al Teatro Argentina di Roma i “Ragazzi di vita” di Pier Paolo Pasolini, con la splendida regia di Massimo Popolizio. Un gioiello teatrale da ammirare sino al 27 ottobre…

Un successo, un altro. Ma nessuno aveva dubbi in merito. Sono tornati al Teatro Argentina di Roma i “Ragazzi di vita” di Pier Paolo Pasolini, con la splendida regia di Massimo Popolizio. Davvero un gioiello teatrale, come confermano i tre premi alla regia (Ubu, Critica e Le Maschere) e la lunga tournée italiana che ha registrato il tutto esaurito ovunque. Si potrà ammirare sino al 27 ottobre. E ne vale davvero la pena.

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La trama dello spettacolo

Nato nel 2016, a quarant’anni dalla morte del grande intellettuale e genio poetico, lo spettacolo è stato il primo adattamento del romanzo per il palcoscenico con la drammaturgia di Emanuele Trevi. La sua già ottima scrittura diventa nelle mani di Popolizio. I diciannove borgatari di Pasolini, protagonisti del primo romanzo che lo scrittore scrisse nel 1955, 5 anni dopo il suo arrivo nella Capitale, sono riusciti ad appassionare tutto il pubblico. Piccoli e grandi, senza differenze d’età e di elevazione culturale e/o sociale. Per raccontare storie e Storia di un’Italia vivida e impulsiva, furiosa e dolente.

Il nostro commento La narrazione procede per singoli episodi: dai bagni nel Tevere al tragico funerale di uno dei giovani protagonisti. Nel frattempo furti in tram, amori etero e omo, liti famigliari e corse, letteralmente parlando, contro il tempo. Storie di romani di periferia, racconti del neorealismo. La Roma di un tempo che non c’è più. Ma che si respira, nelle ottime interpretazioni dei giovani sul palco.

«Non si tratta di ricreare l’emozione del bianco e nero di Accattone. Quell’emozione è semplicemente inimitabile, bisogna crearne un’altra. Così come bisogna guardarsi da quell’altro errore che è la cosiddetta “riattualizzazione”».

Massimo Popolizio

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Il nostro commento

Riccetto, Begalone, Lenzetta, il Caciotta, Amerigo, Alvaro, Spudorato. Ogni personaggio (e ogni attore) è stata una bella scoperta. Non si potevano non amare le scene di Marzia e del ragazzo gay, ma neanche la morte nel Tevere e la delicata e commovente scena del “maglione”. Ma ogni pezzo del puzzle è prezioso ai fini della bella alternanza tra malinconia, dramma e leggerezza.

Il vero protagonista, però, è Lino Guanciale, che si conferma uno dei più bravi attori tra i giovani italiani. Tantissimo talento e grande preparazione: due carte vincenti che fanno all-in grazie all’abile gioco psico-artigianale di Popolizio. Il quale, però, fa un ottimo lavoro con tutti. Ridendo, arrabbiandosi, commuovendosi, lo spettacolo scorre fluidamente. E dispiace, alla fine, dover salutare quei ragazzi che non ci sono più. E che, sotto tanti punti di vista, un po’ mancano.

Tutto il cast

Nel cast anche Sonia Barbadoro, Giampiero Cicciò, Verdiana Costanzo, Roberta Crivelli, Flavio Francucci, Francesco Giordano, Lorenzo Grilli, Michele Lisi, Pietro Masotti/ Laurence Mazzoni, Paolo Minnielli, Alberto Onofrietti, Lorenzo Parrotto, Silvia Pernarella, Elena Polic Greco, Francesco Santagada, Stefano Scialanga, Josafat Vagni, Andrea Volpetti. Le scene sono di Marco Rossi, costumi Gianluca Sbicca, luci Luigi Biondi. Per il canto Francesca della Monica e per il video Luca Brinchi e Daniele Spanò. Assistente alla regia Giacomo Bisordi.

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