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Marisa Fasanella, Il male in corpo – La recensione del libro

Il male in corpo di Marisa Fasanella, edito da Castelvecchi Editore, è un noir teso e disincantato, con due protagoniste forti e assai ben disegnate.

Marisa Fasanella, Il male in corpo, Castelvecchi Editore, 2019

La trama

Miriam e Mairim indagano in parallelo ad uno stesso caso di omicidio: Massimo il musicista è stato ucciso, e il delitto è stato fatto passare per una overdose. Ma Massimo non faceva uso di stupefacenti e la sua morte cela segreti assai più profondi. Ed è allora che la trama gialla di questo romanzo di Marisa Fasanella si arricchisce di crimini assai più “neri”: una nuova terra dei fuochi, avvelenata (terra e mare) senza rimorso, criminalità organizzata, corruzione, tratta di esseri umani. E come nella migliore tradizione del noir un passato che torna a galla e segreti che sconvolgono le vite dei personaggi. Sullo sfondo una terra bruciata dal caldo e dall’incuria, il vento e il rumore di un mare avvelenato e sterile.

Un noir al femminile

Miriam e Mairim: due nomi allo specchio per due personaggi speculari, opposti eppure uguali, forse solo cambiati di segno. Vive e sanguigne, dotate di una fisicità e di una complessità barocca, le protagoniste provano a superare i cliché (maschili) della detective story, lavorando per addizione, imponendo la loro presenza sulla pagina così come sulla scena (del crimine).

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La terra del disincanto

In un mondo di commedie travestite da giallo un libro del genere riporta l’attenzione sulle fondamenta di un genere con inaspettata durezza e disincanto. Lo stile diretto eppure permeato da una certa vischiosità espressionista fa da controcanto ad una storia tragicamente plausibile nel mondo vero, che viene sviscerata fin nei suoi risvolti più corporei. L’atmosfera ricorda quello di certo hard boiled mediterraneo, in cui le ambientazioni sono parte integrante della storia. 

Un noir metaforico

Ed è proprio il paesaggio malato che fa da controparte all’anima nera degli uomini: violento, arso dal sole e devastato da veleni concreti e metaforici. Ma il paesaggio è filtrato anche da uno sguardo mitico e rituale, da un eterno femminino che si impone come cura sperata, come rimedio al male assoluto che governa i luoghi in cui i personaggi vagano alla costante ricerca della verità. Un approccio al noir, insomma, originale e coinvolgente, non scontato nel suo volersi fare costantemente metaforico.

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