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Letteratura italiana: il Cinquecento in 5 libri e autori

Last Updated on 02/04/2020

I capolavori della letteratura italiana del Cinquecento: il Principe di Machiavelli, l’Orlando furioso di Ariosto, le Vite di Vasari, il Galateo di Della Casa, il Canzoniere di Vittoria Colonna

La civiltà umanitico-rinascimentale, di cui abbiamo iniziato a parlare nella precedente tappa di questo viaggio dedicata al Quattrocento, è un fenomeno storico-culturale molto complesso. Eppure fondamentale per comprendere meglio quanto avviene nel Cinquecento.

I principali intellettuali europei

Dando uno sguardo all‘Europa, gli intellettuali che hanno lasciato un segno nella storia sono: Erasmo da Rotterdam (Elogio della follia, 1511), l’inglese Thomas More (Utopia, 1516), lo spagnolo Juan Luis Vives; i francesi Guillaume Budé (filologo e fondatore della biblioteca che poi diventerà la Nazionale di Parigi), Jacques Lefèvre d’Etaples e Pierre de la Ramée. Fra gli umanisti francesi un posto di massimo rilievo va riconosciuto a François Rabelais (Gargantua e Pantagruel 1532-1564).

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La lingua letteraria

Nel Cinquecento la lingua letteraria italiana acquista caratteri nazionali. Superata la predilezione degli umanisti nei confronti del latino (che viene utilizzato, salvo eccezioni, per la scienza), si fanno avanti la proposta bembesca (Prose della volgar lingua, 1525) e il toscano letterario.

Si afferma, ancora ad opera di Pietro Bembo, lo stile di stampo classicista che consiste nell’imitazione di modelli classici (Cicerone e Virgilio soprattutto) e di quegli scrittori romanzi a cui si riconoscono i caratteri di una moderna classicità (Petrarca e Boccaccio). Dalla parte opposta si dirige l’anticlassicismo cinquecentesco che contrappone l’imitazione della natura ai classici. A chi si rivolge essenzialmente la letteratura rinascimentale? Alla città e in particolare alla corte.

Il Principe e la Mandragola di Machiavelli

Nei primi decenni del Cinquecento la riflessione filosofica mette in primo piano il problema politico anziché morale e religione. Nel Principe (1513) di Niccolò Machiavelli e nelle opere di Francesco Guicciardini emerge una nuova immagine dell’uomo. Ossia più realistica e venata di pessimismo. Il Principe si compone di ventisei capitoli, in cui il ragionamento sistematico sulle varie forme di principato si coniuga a una serie di consigli pratici offerti al principe nuovo che voglia mantenersi saldamente al potere.

La Mandragola e Il Principe

Opera di Machiavelli è anche il capolavoro del teatro cinquecentesco, la Mandragola, scritta intorno al 1518. Il divertente intrigo tuttora rappresentato nei teatri mette in mostra la capacità rinascimentale e machiavellica di osservare il reale nella sua concretezza. Accanto alla Mandragola, il teatro comico del Cinquecento ha un altro vertice, rappresentato dalle commedie e dai dialoghi di uno scrittore e attore veneto, Angelo Beolco detto Ruzante dal nome del personaggio che interpreta.

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L’Orlando furioso di Ariosto

Orlando Furioso di Ariosto
Orlando Furioso di Ariosto

Il Furioso esce in prima edizione nel 1516 e in seconda edizione nel 1521, composto da quaranta canti. Mentre la terza edizione del 1532 è in quarantasei canti. Ariosto ama far passare il proprio poema cavalleresco come una semplice gionta (aggiunta) a quello boiardesco (L’Orlando innamorato, di cui abbiamo parlato nell’articolo sul Quattrocento). In effetti dà seguito alle vicende di molti personaggi di Boiardo.

I personaggi del poema

Personaggi che spesso incarnano alcuni temi portanti del poema. Innanzitutto Angelica, che rappresenta la bellezza. Poi Doralice, ossia l’amore incostante. A seguire Fiordiligi l’amore fedele, Pinabello il tradimento, Alcina la lussuria, Gradasso la tracotanza. Infine Brandimarte l’amicizia e Isabella la castità. La fortuna, intesa come caso, mette in moto l’azione. È il caso che fa incontrare Angelica e Medoro. E che porta poi Orlando nei luoghi dei loro amori, provocandone la follia.

Le Vite di Vasari

Le vite di Vasari
Le vite di Vasari

La prima organica storia dell’arte italiana è opera di Giorgio Vasari con le sue Vite (1550) dei più eccellenti pittori, scultori e architetti. La raccolta di biografie di artisti nel suo complesso disegna un profilo della storia dell’arte da Cimabue e Giotto ai grandi maestri del Cinquecento, fra cui il posto d’onore è assegnato a Michelangelo.

Il Galateo di Giovanni Della Casa

Galateo di Giovanni Della Casa
Galateo di Giovanni Della Casa

Oltre a molte rime, Giovanni della Casa scrive il famoso trattato sulle buone maniere, il Galateo (1551-1554), che prende nome da Galeazzo (lat. Galataeus) Florimonte, vescovo di Sessa che lo incita a comporlo. È un discorso che un vecchio illetterato rivolge a un giovane, il nipote di Della Casa, Annibale Rucellai. Per insegnargli a evitare nei comuni rapporti sociali gli errori in cui potrebbe cadere. Con stile elevato, un completo insegnamento che se può apparire di semplice etichetta, è in realtà di morale.

Il Canzoniere di Vittoria Colonna

Canzoniere di Vittoria Colonna
Canzoniere di Vittoria Colonna

Se all’inizio del secolo la donna è presente in letteratura solo come oggetto, nel corso del Cinquecento accede a pieno titolo al mondo delle lettere. Nelle Rime e nelle Rime spirituali, Vittoria Colonna evoca, in moduli petrarcheschi, il suo amore per il marito, il dolore per la morte di lui e l’intensità della fede dalla quale sono animati tutti i momenti della sua esistenza.

Inaugura quindi, con il suo Canzoniere, il petrarchismo femminile e spirituale del Cinquecento. Nel 1534 conosce Michelangelo, con cui intrattiene una interessante corrispondenza.

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