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Mal tiempo di David Fauquemberg – la recensione del libro

Chissà se David Fauquemberg è un vero pugile. Forse no, ma nel suo libro “Mal tiempo”, edito da Keller qualche anno fa e riscoperto sugli scaffali della mia libreria in questi giorni di solitudine casalinga, lo scrittore francese parla dello sport del pugilato come se lo fosse.

Chissà se David Fauquemberg è un vero pugile. Forse no, ma nel suo libro “Mal tiempo”, edito da Keller qualche anno fa e riscoperto sugli scaffali della mia libreria in questi giorni di solitudine casalinga, lo scrittore francese parla dello sport del pugilato come se lo fosse realmente. O meglio lo descrive come un vero appassionato, di quelli folgorati ad un tratto del proprio cammino esistenziale tanto da non poter farne a meno. #iorestoacasa #iorestoacasaeleggo

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La trama del libro

Un pugile stanco, sulla via del tramonto è deciso ad appendere i guantoni al chiodo. Vuole lasciare tutto perché sa che la sua avventura sul ring è finita, ma l’amico e maestro Rouslan Karelin gli chiede un ultimo favore: aiutarlo a portare la squadra dei giovani pugili a Cuba, terra di contrasti, dove la nobile arte, a livello amatoriale, rimane l’arte suprema. Lì, sul suo cammino incontra Yoangel Corto, un colosso misterioso, un prodigio, il campione dei campioni. Yoangel, solo ventenne, lavora duro ma non ascolta nessuno. Conduce la sua battaglia, solo lui sa contro che cosa. Non è solo un pugile, è un eroe tragico che si batte contro i propri demoni, contro se stesso e contro la cosa che sa fare meglio: boxare.

Il nostro commento

Il romanzo di David Fauquemberg è stato premiato da un grande successo di critica che ha sovente chiamato in causa nomi come Hemingway, Conrad, McCarthy e altri grandi della letteratura. In queste pagine intense lo scrittore francese ci porta alla scoperta dell’arte del pugilato con una storia tragica dal forte sapore esistenzialista e una prosa rabbiosa, veloce, senza fronzoli ma elegante e unica come del resto è la boxe.

In “Mal tiempo” i colpi rimbombano fra le pagine e aggrediscono il lettore. Sono sequenze, ritmi, riposi, conteggi. Ci si scopre a mimarli in cucina, a sgranchirsi la schiena, a contrarre il palmo della mano per vedere a che punto è il vigore delle proprie braccia, la propria velocità di reazione. La boxe si insinua nelle vene e non t’abbandona nemmeno alla fine della lettura.

Pugilato come metafora di vita

Ma non di sola boxe si parla in questo libro. Si parla di Cuba, come può fare solo chi ha deciso di visitarla immergendosi agli angoli delle strade. Si parla di male di vivere, di destino, di fedeltà ai propri ideali, di cadute e risalite, di amor proprio, del coraggio di scegliere un strada e andare comunque fino in fondo.

Il pugilato è in questo senso una metafora. Un codice etico. Una regola esistenziale. È voglia di riscatto, ma anche ribellione alle convenzioni. Forma di pensiero prima ancora che stile di vita. Il pugilato è vita. Il corpo, a suo modo, un mezzo espressivo. Il ring, un palcoscenico quotidiano. Una sensazione immensa, tanto da far dire basta e allo stesso tempo riconoscere di non averne mai più provata una così intensa.

È voglia di smettere e di ricominciare. È talento, cuore, coraggio, qualità, perché di la dal proprio palmares si è uomini prima che pugili. È impegno assoluto. È avanzare sui colpi dell’avversario per schivarli meglio. È usare se stessi al massimo delle proprie possibilità. Fatica. Stanchezza. Limite. Soddisfazione.

“Il più fiero avversario di ogni combattente è se stesso”

Si è soli quando si combatte. I consigli dei secondi al proprio angolo sono tali solo se si accetta di farli entrare, talvolta si è impossibilitati a farlo. Solo il nostro avversario ci è vicino. Come noi capisce di essere protagonista di un unicum. Come noi sa che deve batterci. Ma in fondo non è lui il vero nemico, perché anche lui ne ha uno tutto suo.

È la paura di combattere. Il più fiero avversario di ogni combattente è se stesso. Anche se si è dotati di destro straordinario. Talvolta non basta. Non basta sapere di essere ad un punto dalla vittoria come ad uno dalla sconfitta se quel colpo non lo si vuole tirare. Bisogna combattere, decidere di andare fino in fondo e sorridere alle avversità, perché come si dice a Cuba: A mal tiempo, buena cara. Far buon viso a cattivo gioco.

David Fauquemberg

Chi è l’autore

David Fauquemberg è nato nel 1973 e vive nel Cotentin. Studia Filosofia e ben presto lascia tutto per viaggiare: Cuba, Patagonia, Lapponia, Andalusia, California, Europa dell’Est, Atlantico in vela. Soggiorna due anni in Australia dove un periplo tragico nell’est dell’isola-continente gli ispirerà il primo romanzo Nullarbor – inedito in Italia – che nel 2007 ha vinto il premio Nicolas-Bouvier. Al ritorno in Francia diventa anche critico di teatro, autore di guide per Dakota e Gallimard, traduttore e reporter per le riviste XXI e Géo. Nel 2009 esce Mal tiempo, pubblicato in Italia da Keller nel 2012, che in Francia ha conseguito premi e entusiastiche recensioni. Sempre Keller nel 2016 pubblica in Italia il romanzo Manuel El Negro.

Scheda del libro

Titolo: Mal tiempo
Autore: David Fauquemberg
Editore: Keller
Anno edizione: 2012
Pagine: 208 p.
EAN: 9788889767252
Prezzo: € 14,00

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